MANTICA E LATTUADA SONO LE RADICI DI SENAGO, NON DI “SENAGH”

Mantica e Lattuada

Sembra che la sindaca di Senago, Magda Beretta, diserterà le celebrazioni cittadine del 25 aprile 2018. Ad esse sarà presente il vicesindaco Giuseppe Sofo.

Sarebbe la prima assenza di un sindaco, dopo molti anni di celebrazioni della Festa della Liberazione.

La cosa non può stupire, visto che la Lega, partito a cui aderisce la sindaca, è organicamente alleata di formazioni politiche fasciste.

Per tutti costoro, evidentemente, la Liberazione dal nazifascismo non è cosa da festeggiare.

La sintonia tra la Lega ed i disvalori del nazifascismo è sotto gli occhi di tutti.

Stupisce invece come, nell’immaginazione della sindaca, tra le radici di Senago compaia il dialetto, tanto che Magda Beretta ha riesumato i vecchi cartelli stradali con il nome dialettale della città, ma non ci siano Luigi Mantica ed Emilio Lattuada.

Mantica e Lattuada morirono per la libertà di cui può godere anche la sindaca. Il primo, ucciso, dopo le torture, dalle brigate nere; il secondo, nei campi di concentramento nazisti.

Erano senaghesi, senaghesi importanti per tutti coloro che amano la libertà, da considerare oggi il passato fondativo della Senago democratica.

La sindaca li trascura. Per lei, le radici stanno nel dialetto dei cartelli stradali che ella ha voluto nuovamente esporre agli ingressi della città. Quei cartelli raccontano che Senago ha un’identità etnica, non è la città di tutti; lo è per davvero solo di quelli che parlano il dialetto degli avi.

Eppure, tra questi avi ci sono Luigi Mantica ed Emilio Lattuada.

Che certamente, per il loro amore per la libertà, non avrebbero mai gradito un’idea del genere.

Loro erano antifascisti.

Sono loro, le vere radici di Senago.

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RIPRENDIAMO IL DISCORSO

Dialogo

Lettera aperta al mondo cattolico

e dell’associazionismo di Senago

 

Nei mesi scorsi la Comunità Pastorale San Paolo Apostolo avviò a Senago una riflessione collettiva sul tema dell’accoglienza. La discussione diede origine ad un documento (Proposta progetto accoglienza) che espresse intenti e proposte meritevoli di attenzione.

A contrasto di una possibile accoglienza dei migranti, la politica nazionale e quella locale danno oggi espressione e corpo a sentimenti di odio razziale e di discriminazione verso gli ultimi, facendo graduatorie tra i diritti umani, che vengono proposti come applicabili o non applicabili a seconda della provenienza etnica e geografica o della fede professata. Sono così messi in discussione tutti i diritti umani, che invece sono universali per chi resta fedele alla nostra Carta Costituzionale ed a chi segue gli insegnamenti del Pontefice e del messaggio evangelico.

Le posizioni politiche responsabili della narrazione dell’odio e della paura, nel nostro Paese e nella nostra città, danno corpo alla ripulsa ed alla diffidenza per chi è diverso o in difficoltà; questo sentimento è radicato nella società ed è legato alle insicurezze originate dalla crisi economica e dalla globalizzazione; da un altro lato, è la politica a sollecitare ed alimentare i sentimenti negativi, amplificandoli e materializzandoli per trarne credito e profitto elettorale.

In questo perverso meccanismo di retroazione, che genera un indefinito avvitamento, è necessaria una narrazione alternativa, senza la quale il nostro Paese e la nostra città correrebbero grandi rischi. Come già si poteva evincere dalla lettura del documento della Comunità Pastorale San Paolo Apostolo, il fenomeno migratorio appare strutturale ed irreversibile; ed allora è oggi che si decide se avviare l’Italia e Senago verso un futuro di apartheid, ingiustizia e squilibri, oppure un futuro di rispetto, pace e convivenza.

Occorre dunque riprendere la parola ed il discorso per contrapporre una buona novella al racconto dell’odio.
A questo compito sono chiamati, oggi e non domani, gli uomini e le donne di buona volontà, accomunati dalla fiducia nella possibilità di un mondo animato da valori positivi, diversi dall’odio e dalla paura.

Il documento della Comunità Pastorale San Paolo Apostolo, in questo senso, indicava obiettivi possibili e concreti. È necessario riprenderne i temi.
Sono chiamati a quest’impegno tutti coloro che ne condividono gli intenti, che siano cattolici o non lo siano, poiché esiste un cammino comune percorribile.
In questa strada resti insieme chi è cristiano e chi non lo è, chi ha fede nel messaggio evangelico e chi è animato unicamente dalla fedeltà nella Costituzione, patto supremo che tiene insieme il Paese; resti insieme chi vede nella pace e nella speranza il futuro dell’Italia e della nostra città.

 

Il Prefetto ricorre al Tar e la Sindaca leghista ritira l’ordinanza. Una sconfitta per la Sindaca e la sua Giunta.

Prefettura

Si apprende dalle fonti di stampa che la Sindaca di Senago, Magda Beretta, ha ritirato, attorno alla metà di novembre, un’ordinanza emessa circa due mesi prima, rivolta ai privati che intendessero ospitare nei propri appartamenti dei richiedenti asilo.

Nell’ordinanza la Sindaca leghista ingiungeva a chi volesse dare in affitto un appartamento ai rifugiati di darne notizia quindici giorni prima all’Amministrazione, pena un’ammenda pecuniaria. Nella stessa ordinanza, che è un provvedimento fotocopia dei sindaci leghisti della zona, si ordina ai proprietari di immobili anche di segnalare eventuali patologie presentate dagli ospiti richiedenti asilo.

La Prefettura di Milano non è stata con le mani in mano, di fronte ad un provvedimento così palesemente illegittimo (viola numerosi articoli della Costituzione e potrebbe turbare eventuali gare d’appalto) e l’ha impugnato di fronte al Tribunale Amministrativo Regionale.

Di fronte a quest’atto, la Sindaca ha ritirato l’ordinanza.

Si tratta di una sua evidente sconfitta.

Se la Sindaca avesse avuto la certezza della legittimità del proprio provvedimento, avrebbe dovuto difenderlo ed arrivare in giudizio. Invece ha avuto paura di perdere il giudizio di fronte al giudice amministrativo e si è ritirata, lamentandosi poi vittimisticamente per “il pugno duro” della Prefettura, come se proprio quell’ordinanza non fosse stata un “pugno duro”, ma dato in faccia ai più deboli. La Sindaca e la sua Giunta, dimostrando di essere forte con i deboli e debole con i forti, hanno rimediato una pessima figura.

Intanto, chi ha a cuore la legittimità, la Costituzione ed i diritti umani non può che rallegrarsi del ritiro di un provvedimento odioso.

Resta un interrogativo: ma la Sindaca e la sua Giunta di destra erano consapevoli di quanto fosse claudicante, dal punto di vista del diritto, quel provvedimento che hanno copiato e firmato?

Se sì, allora Sindaca e Giunta sono stati temerari; se no, degli insipienti.

Ma persone insipienti o temerarie possono governare una città?

I 500 mila euro di compensazione non serviranno per salvaguardare la salute dei senaghesi

Vasche

Sono in arrivo a Senago 500 mila euro stanziati dalla regione Lombardia come “compensazione” delle vasche di laminazione, la grande opera dannosa ed inutile che Regione Lombardia e Comune di Milano hanno fortemente voluto in ampie aree verdi senaghesi.

Sembra proprio che la Sindaca leghista Magda Beretta e la sua Giunta di destra vogliano usare quei soldi per la viabilità (cioè per fare nuove strade).
Non risulta che esistano progetti di spesa per salvaguardare la salute dei cittadini, che verrà messa a rischio dal funzionamento delle vasche di laminazione.
Queste, infatti, ospiteranno le acque inquinatissime del fiume Seveso, che lasceranno sul fondo delle vasche uno strato di fanghi velenosi.
Il progetto, sostenuto e principalmente finanziato proprio dalla Lega di palazzo Lombardia e dal PD di palazzo Marino, non prevede nemmeno un centesimo per la manutenzione e non c’è nessuno studio tecnico disponibile che affronti il problema della rimozione dei veleni.

Il progetto attuale prevede l’impermeabilizzazione del fondo delle vasche mediante uno strato di argilla ed un foglio di plastica.
E’ previsto un dispositivo di interazione tra falda e vasca: l’acqua di falda, immediatamente sottostante la vasca, la dovrà riempire in parte ma in permanenza, perché si teme che la pressione della falda possa determinare conseguenze sul fondo della vasca.
A questo punto possono porsi molte domande.

La Sindaca, prima responsabile della salute dei cittadini, si sta occupando di questo problema? Perché vuole usare i soldi (regalati dai suoi sodali milanesi) per fare strade, quando è a rischio la salute di tutta la popolazione?
E’ stato richiesto lo stanziamento dei fondi necessari per la manutenzione delle vasche? Avverranno mai le relative operazioni? Quando? In quale modo?
E’ stato previsto un monitoraggio tecnico costante delle condizioni e delle funzionalità delle vasche, con attenzione al fondo ed all’interazione con la falda?
E’ stato previsto il costante monitoraggio della qualità delle acque potabili con riferimento al livello degli inquinanti del Seveso?
E’ stato previsto l’accordo con le autorità sanitarie per monitorare l’incidenza delle patologie collegabili all’inquinamento delle acque?

Probabilmente a queste domande, purtroppo, non giungerà alcuna risposta. Non dalla Sindaca né dalla Giunta, almeno.

A Senago, meglio parlare di mendicanti che di ‘Ndrangheta

La Sindaca di Senago, Magda Beretta, con una propria ordinanza ha vietato di chiedere l’elemosina sul territorio comunale.

Non si tratta di un provvedimento molto originale, visto che è copiato da altri provvedimenti analoghi che le Giunte comunali più arcigne stanno adottando. Si tratta di provvedimenti che rinnegano quel senso di umanità che spinge esseri umani ad aiutare altri esseri umani, che vieta pietà e solidarietà e che rendono la vita più difficile a chi è già in difficoltà.

Ma perché questi provvedimenti? Ci troviamo forse di fronte ad un’esplosione del fenomeno, peraltro legittimo, della mendicità?

Niente affatto. Si tratta di un estremo ed aberrante inseguimento di sicurezza, decoro, ordine, costi quel che costi. Proprio nello stile della destra. Peccato che questi provvedimenti anti-mendicanti siano stati resi possibili e lanciati da quelli del Ministro Minniti, del PD, che ha affiancato, nell’impegno repressivo contro la marginalità e la difficoltà sociale, le destre, ben felici di avere nel Governo un alfiere dei loro stessi valori.

Le motivazioni dell’ordinanza senaghese rendono un’immagine falsata e fuorviante della città, che appare, nelle righe del provvedimento, come un luogo dove si consuma pubblicamente ogni genere di empietà ed oscenità, di fronte alle quali si giustifica il pugno di ferro che la Sindaca intende adoperare contro i più deboli.

Ma non deve sfuggire il momento in cui viene emanata quest’ordinanza: il momento in cui sopra Senago si addensano minacciose le ombre della ‘Ndrangheta. Esse sono evidenti, ma la Sindaca e la Giunta di destra non le vedono.

Lo scavo delle Vasche di laminazione è ormai iniziato e con esso la movimentazione della terra derivante dallo sbancamento. Come è stato reso noto dalla relazione finale del Comitato Antimafia di Milano, il movimento terra è un punto di forza e importante campo di azione della ‘Ndrangheta lombarda. Non risulta che il Comune di Senago abbia messo in atto alcuna delle azioni che potrebbero prevenire l’infiltrazione mafiosa; e recenti notizie fanno capire che le cosche sono molto vicine a Senago, se non già nel territorio comunale.

E la Sindaca che cosa fa? Difende la legalità vietando l’elemosina.

Ci sarebbe da ridere, se non venisse da piangere.

Lo strabismo della Giunta Beretta

Faldoni

Il 10 ottobre la Giunta di destra di Senago ha deciso di inviare all’ANAC, Autorità anticorruzione, i faldoni contenenti documenti relativi a tre diverse pratiche gestite dalla passata Amministrazione PD (Piano via De Gasperi, Cimitero, Tribune Baseball). Secondo i componenti della Giunta Beretta, questo sarebbe il segno che essi ci tengono alla legalità.

Solo pochi giorni prima, il Comune di Senago era stato investito da forti sospetti di infiltrazione mafiosa. L’atto dell’invio dei faldoni all’ANAC in questo momento appare come il gesto di uno strabico.

Le cosche della ‘ndrangheta operano sul nostro territorio? Da chi sono rappresentate? Di che cosa si occupano? Queste sono le domande che i cittadini onesti ed avveduti devono porsi. La Giunta sembra guardare da un’altra parte e mette sotto la lente d’ingrandimento tre pratiche della Giunta Fois. Vuol dire che la ‘ndrangheta a Senago non c’è? Che tutti i più gravi problemi di legalità a Senago sarebbero risolti se si venisse a capo delle questioni contenute nei faldoni? Non si capisce che risposta darebbero gli attuali Amministratori a queste domande.

 

Ora, se l’Anac troverà irregolarità nei comportamenti della passata Amministrazione, farà bene a sanzionarle. Ma che questo possa essere pensato come il modo in cui Senago si difende dalla ‘ndrangheta, appare davvero inspiegabile.

La Giunta per questo non appare affatto avere la volontà o la capacità di fugare le ombre che si addensano sulla politica locale.

Le dimissioni sia della Giunta che dell’intero Consiglio Comunale sarebbero gradite.

 

Per il bene di Senago: dimissioni di tutto il Consiglio Comunale

Dimissioni

La ‘ndrangheta è vicina a Senago, molto. Forse, è addirittura dentro. Ci sono tutti i segni che possono farlo pensare.

Non si può dire che non è successo niente, non ha senso girare la testa dall’altra parte.

Quante elezioni amministrative comunali dal 2009 fino ad oggi sono state condizionate dalla ‘ndrangheta? Forse adesso nessuno è in grado di rispondere, ma nel dubbio che questo sia accaduto, Senago non può aspettare la fine delle indagini o che il prefetto prenda la decisione di sciogliere il Consiglio Comunale. Bisogna agire subito. Prima che il sospetto si estenda, prima che il nome della nostra città venga associato alla malavita. Prima che si avvii quel grande meccanismo di appalti che -purtroppo- scaverà le vasche.

Per questo è necessario che tutto il Consiglio Comunale faccia, con le dimissioni, un passo indietro: sarebbe ripartire da zero per delle elezioni certamente pulite. Sarebbe un bel gesto, un gesto di coraggio, non un’ammissione di colpa.

Il gesto mostrerebbe la volontà di pulizia, la pulsione all’onestà, il desiderio di non essere confusi con la ‘ndrangheta. Rappresenterebbe il bene di tutta la comunità cittadina.

PER QUESTO SONO NECESSARIE LE DIMISSIONI, SUBITO, DI TUTTO IL CONSIGLIO COMUNALE.

Gabriele Vitalone non è più Assessore. Ma non si può restare tranquilli

 

Si apprende dai social media che la sindaca di Senago, Magda Beretta, ha ritirato la delega di Assessore a Gabriele Vitalone, in seguito alle notizie di stampa che lo descrivono vicino a personaggi poco raccomandabili.

La sindaca ha fatto bene, ma questo provvedimento non basta a fare stare tranquilli. Nelle stesse notizie che hanno indotto la sindaca ad allontanare Gabriele Vitalone dalla Giunta viene resa nota anche l’influenza che ebbero, nelle elezioni amministrative del 2009, elementi vicini ad una cosca.

Quelle ingerenze sono cessate o, sarebbe saggio chiederselo, ci sono state anche nelle recenti elezioni amministrative? Esiste a Senago una commistione tra affari, politica e criminalità organizzata? I consiglieri comunali eletti nel 2009 e nel 2017 sapevano o sanno qualcosa? Queste sono le domande che non possono lasciare tranquilli i cittadini di Senago.

E sono le domande che, se per disgrazia avessero una risposta positiva, potrebbero portare il prefetto allo scioglimento del Consiglio Comunale di Senago.

 

Gabriele Vitalone non può fare l’Assessore a Senago

No poltrona

Le recenti notizie pubblicate dal Corriere della Sera del 30/9/17 (http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_29/i-vitalone-giro-d-affari-senago-ndrangheta-far-girare-soldi-92ae72b6-a552-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml) a proposito di Gabriele Vitalone, assessore a Senago, devono far riflettere i cittadini.
Gabriele Vitalone non risulta attualmente indagato per gli stessi reati per i quali è stato arrestato suo fratello, ma è stato filmato in compagnia di personaggi poco raccomandabili, con i quali evidentemente ha mantenuto diuturni rapporti.
Già solo questo basterebbe a a rendersi conto che Gabriele Vitalone dovrebbe allontanarsi o essere allontanato dai ruoli di governo della città di Senago.
Invece, con scarso senso di responsabilità, la sindaca Magda Beretta ha già dichiarato ai giornalisti che non chiederà “un passo indietro” a Gabriele Vitalone.
La magistratura farà il suo lavoro e adesso nessuno sta accusando Gabriele Vitalone di alcunché: tuttavia elementi di opportunità politica indicano che Gabriele Vitalone non può più fare l’Assessore a Senago. Non si può far finta di nulla.

Sia detto con grande chiarezza: deve dimettersi. O, in alternativa, la sindaca deve ritirargli la delega.