Il Prefetto ricorre al Tar e la Sindaca leghista ritira l’ordinanza. Una sconfitta per la Sindaca e la sua Giunta.

Prefettura

Si apprende dalle fonti di stampa che la Sindaca di Senago, Magda Beretta, ha ritirato, attorno alla metà di novembre, un’ordinanza emessa circa due mesi prima, rivolta ai privati che intendessero ospitare nei propri appartamenti dei richiedenti asilo.

Nell’ordinanza la Sindaca leghista ingiungeva a chi volesse dare in affitto un appartamento ai rifugiati di darne notizia quindici giorni prima all’Amministrazione, pena un’ammenda pecuniaria. Nella stessa ordinanza, che è un provvedimento fotocopia dei sindaci leghisti della zona, si ordina ai proprietari di immobili anche di segnalare eventuali patologie presentate dagli ospiti richiedenti asilo.

La Prefettura di Milano non è stata con le mani in mano, di fronte ad un provvedimento così palesemente illegittimo (viola numerosi articoli della Costituzione e potrebbe turbare eventuali gare d’appalto) e l’ha impugnato di fronte al Tribunale Amministrativo Regionale.

Di fronte a quest’atto, la Sindaca ha ritirato l’ordinanza.

Si tratta di una sua evidente sconfitta.

Se la Sindaca avesse avuto la certezza della legittimità del proprio provvedimento, avrebbe dovuto difenderlo ed arrivare in giudizio. Invece ha avuto paura di perdere il giudizio di fronte al giudice amministrativo e si è ritirata, lamentandosi poi vittimisticamente per “il pugno duro” della Prefettura, come se proprio quell’ordinanza non fosse stata un “pugno duro”, ma dato in faccia ai più deboli. La Sindaca e la sua Giunta, dimostrando di essere forte con i deboli e debole con i forti, hanno rimediato una pessima figura.

Intanto, chi ha a cuore la legittimità, la Costituzione ed i diritti umani non può che rallegrarsi del ritiro di un provvedimento odioso.

Resta un interrogativo: ma la Sindaca e la sua Giunta di destra erano consapevoli di quanto fosse claudicante, dal punto di vista del diritto, quel provvedimento che hanno copiato e firmato?

Se sì, allora Sindaca e Giunta sono stati temerari; se no, degli insipienti.

Ma persone insipienti o temerarie possono governare una città?

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I 500 mila euro di compensazione non serviranno per salvaguardare la salute dei senaghesi

Vasche

Sono in arrivo a Senago 500 mila euro stanziati dalla regione Lombardia come “compensazione” delle vasche di laminazione, la grande opera dannosa ed inutile che Regione Lombardia e Comune di Milano hanno fortemente voluto in ampie aree verdi senaghesi.

Sembra proprio che la Sindaca leghista Magda Beretta e la sua Giunta di destra vogliano usare quei soldi per la viabilità (cioè per fare nuove strade).
Non risulta che esistano progetti di spesa per salvaguardare la salute dei cittadini, che verrà messa a rischio dal funzionamento delle vasche di laminazione.
Queste, infatti, ospiteranno le acque inquinatissime del fiume Seveso, che lasceranno sul fondo delle vasche uno strato di fanghi velenosi.
Il progetto, sostenuto e principalmente finanziato proprio dalla Lega di palazzo Lombardia e dal PD di palazzo Marino, non prevede nemmeno un centesimo per la manutenzione e non c’è nessuno studio tecnico disponibile che affronti il problema della rimozione dei veleni.

Il progetto attuale prevede l’impermeabilizzazione del fondo delle vasche mediante uno strato di argilla ed un foglio di plastica.
E’ previsto un dispositivo di interazione tra falda e vasca: l’acqua di falda, immediatamente sottostante la vasca, la dovrà riempire in parte ma in permanenza, perché si teme che la pressione della falda possa determinare conseguenze sul fondo della vasca.
A questo punto possono porsi molte domande.

La Sindaca, prima responsabile della salute dei cittadini, si sta occupando di questo problema? Perché vuole usare i soldi (regalati dai suoi sodali milanesi) per fare strade, quando è a rischio la salute di tutta la popolazione?
E’ stato richiesto lo stanziamento dei fondi necessari per la manutenzione delle vasche? Avverranno mai le relative operazioni? Quando? In quale modo?
E’ stato previsto un monitoraggio tecnico costante delle condizioni e delle funzionalità delle vasche, con attenzione al fondo ed all’interazione con la falda?
E’ stato previsto il costante monitoraggio della qualità delle acque potabili con riferimento al livello degli inquinanti del Seveso?
E’ stato previsto l’accordo con le autorità sanitarie per monitorare l’incidenza delle patologie collegabili all’inquinamento delle acque?

Probabilmente a queste domande, purtroppo, non giungerà alcuna risposta. Non dalla Sindaca né dalla Giunta, almeno.

A Senago, meglio parlare di mendicanti che di ‘Ndrangheta

La Sindaca di Senago, Magda Beretta, con una propria ordinanza ha vietato di chiedere l’elemosina sul territorio comunale.

Non si tratta di un provvedimento molto originale, visto che è copiato da altri provvedimenti analoghi che le Giunte comunali più arcigne stanno adottando. Si tratta di provvedimenti che rinnegano quel senso di umanità che spinge esseri umani ad aiutare altri esseri umani, che vieta pietà e solidarietà e che rendono la vita più difficile a chi è già in difficoltà.

Ma perché questi provvedimenti? Ci troviamo forse di fronte ad un’esplosione del fenomeno, peraltro legittimo, della mendicità?

Niente affatto. Si tratta di un estremo ed aberrante inseguimento di sicurezza, decoro, ordine, costi quel che costi. Proprio nello stile della destra. Peccato che questi provvedimenti anti-mendicanti siano stati resi possibili e lanciati da quelli del Ministro Minniti, del PD, che ha affiancato, nell’impegno repressivo contro la marginalità e la difficoltà sociale, le destre, ben felici di avere nel Governo un alfiere dei loro stessi valori.

Le motivazioni dell’ordinanza senaghese rendono un’immagine falsata e fuorviante della città, che appare, nelle righe del provvedimento, come un luogo dove si consuma pubblicamente ogni genere di empietà ed oscenità, di fronte alle quali si giustifica il pugno di ferro che la Sindaca intende adoperare contro i più deboli.

Ma non deve sfuggire il momento in cui viene emanata quest’ordinanza: il momento in cui sopra Senago si addensano minacciose le ombre della ‘Ndrangheta. Esse sono evidenti, ma la Sindaca e la Giunta di destra non le vedono.

Lo scavo delle Vasche di laminazione è ormai iniziato e con esso la movimentazione della terra derivante dallo sbancamento. Come è stato reso noto dalla relazione finale del Comitato Antimafia di Milano, il movimento terra è un punto di forza e importante campo di azione della ‘Ndrangheta lombarda. Non risulta che il Comune di Senago abbia messo in atto alcuna delle azioni che potrebbero prevenire l’infiltrazione mafiosa; e recenti notizie fanno capire che le cosche sono molto vicine a Senago, se non già nel territorio comunale.

E la Sindaca che cosa fa? Difende la legalità vietando l’elemosina.

Ci sarebbe da ridere, se non venisse da piangere.

Lo strabismo della Giunta Beretta

Faldoni

Il 10 ottobre la Giunta di destra di Senago ha deciso di inviare all’ANAC, Autorità anticorruzione, i faldoni contenenti documenti relativi a tre diverse pratiche gestite dalla passata Amministrazione PD (Piano via De Gasperi, Cimitero, Tribune Baseball). Secondo i componenti della Giunta Beretta, questo sarebbe il segno che essi ci tengono alla legalità.

Solo pochi giorni prima, il Comune di Senago era stato investito da forti sospetti di infiltrazione mafiosa. L’atto dell’invio dei faldoni all’ANAC in questo momento appare come il gesto di uno strabico.

Le cosche della ‘ndrangheta operano sul nostro territorio? Da chi sono rappresentate? Di che cosa si occupano? Queste sono le domande che i cittadini onesti ed avveduti devono porsi. La Giunta sembra guardare da un’altra parte e mette sotto la lente d’ingrandimento tre pratiche della Giunta Fois. Vuol dire che la ‘ndrangheta a Senago non c’è? Che tutti i più gravi problemi di legalità a Senago sarebbero risolti se si venisse a capo delle questioni contenute nei faldoni? Non si capisce che risposta darebbero gli attuali Amministratori a queste domande.

 

Ora, se l’Anac troverà irregolarità nei comportamenti della passata Amministrazione, farà bene a sanzionarle. Ma che questo possa essere pensato come il modo in cui Senago si difende dalla ‘ndrangheta, appare davvero inspiegabile.

La Giunta per questo non appare affatto avere la volontà o la capacità di fugare le ombre che si addensano sulla politica locale.

Le dimissioni sia della Giunta che dell’intero Consiglio Comunale sarebbero gradite.

 

Per il bene di Senago: dimissioni di tutto il Consiglio Comunale

Dimissioni

La ‘ndrangheta è vicina a Senago, molto. Forse, è addirittura dentro. Ci sono tutti i segni che possono farlo pensare.

Non si può dire che non è successo niente, non ha senso girare la testa dall’altra parte.

Quante elezioni amministrative comunali dal 2009 fino ad oggi sono state condizionate dalla ‘ndrangheta? Forse adesso nessuno è in grado di rispondere, ma nel dubbio che questo sia accaduto, Senago non può aspettare la fine delle indagini o che il prefetto prenda la decisione di sciogliere il Consiglio Comunale. Bisogna agire subito. Prima che il sospetto si estenda, prima che il nome della nostra città venga associato alla malavita. Prima che si avvii quel grande meccanismo di appalti che -purtroppo- scaverà le vasche.

Per questo è necessario che tutto il Consiglio Comunale faccia, con le dimissioni, un passo indietro: sarebbe ripartire da zero per delle elezioni certamente pulite. Sarebbe un bel gesto, un gesto di coraggio, non un’ammissione di colpa.

Il gesto mostrerebbe la volontà di pulizia, la pulsione all’onestà, il desiderio di non essere confusi con la ‘ndrangheta. Rappresenterebbe il bene di tutta la comunità cittadina.

PER QUESTO SONO NECESSARIE LE DIMISSIONI, SUBITO, DI TUTTO IL CONSIGLIO COMUNALE.

Gabriele Vitalone non è più Assessore. Ma non si può restare tranquilli

 

Si apprende dai social media che la sindaca di Senago, Magda Beretta, ha ritirato la delega di Assessore a Gabriele Vitalone, in seguito alle notizie di stampa che lo descrivono vicino a personaggi poco raccomandabili.

La sindaca ha fatto bene, ma questo provvedimento non basta a fare stare tranquilli. Nelle stesse notizie che hanno indotto la sindaca ad allontanare Gabriele Vitalone dalla Giunta viene resa nota anche l’influenza che ebbero, nelle elezioni amministrative del 2009, elementi vicini ad una cosca.

Quelle ingerenze sono cessate o, sarebbe saggio chiederselo, ci sono state anche nelle recenti elezioni amministrative? Esiste a Senago una commistione tra affari, politica e criminalità organizzata? I consiglieri comunali eletti nel 2009 e nel 2017 sapevano o sanno qualcosa? Queste sono le domande che non possono lasciare tranquilli i cittadini di Senago.

E sono le domande che, se per disgrazia avessero una risposta positiva, potrebbero portare il prefetto allo scioglimento del Consiglio Comunale di Senago.

 

Gabriele Vitalone non può fare l’Assessore a Senago

No poltrona

Le recenti notizie pubblicate dal Corriere della Sera del 30/9/17 (http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_29/i-vitalone-giro-d-affari-senago-ndrangheta-far-girare-soldi-92ae72b6-a552-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml) a proposito di Gabriele Vitalone, assessore a Senago, devono far riflettere i cittadini.
Gabriele Vitalone non risulta attualmente indagato per gli stessi reati per i quali è stato arrestato suo fratello, ma è stato filmato in compagnia di personaggi poco raccomandabili, con i quali evidentemente ha mantenuto diuturni rapporti.
Già solo questo basterebbe a a rendersi conto che Gabriele Vitalone dovrebbe allontanarsi o essere allontanato dai ruoli di governo della città di Senago.
Invece, con scarso senso di responsabilità, la sindaca Magda Beretta ha già dichiarato ai giornalisti che non chiederà “un passo indietro” a Gabriele Vitalone.
La magistratura farà il suo lavoro e adesso nessuno sta accusando Gabriele Vitalone di alcunché: tuttavia elementi di opportunità politica indicano che Gabriele Vitalone non può più fare l’Assessore a Senago. Non si può far finta di nulla.

Sia detto con grande chiarezza: deve dimettersi. O, in alternativa, la sindaca deve ritirargli la delega.

Referendum “sull’autonomia”?

La maggioranza di destra della Regione Lombardia, guidata dal leghista Maroni, ha indetto per il 22 ottobre un “Referendum sull’autonomia”.

Questa consultazione è solo un enorme spreco di soldi, sperperati a scopo propagandistico. Infatti il Referendum non serve a nulla. È un referendum-truffa.

Agli elettori verrà chiesto se vogliono che la Regione “intraprenda le azioni necessarie per richiedere allo Stato” maggiore autonomia fiscale. Quali azioni? Nessuno lo sa.

Maroni vuole un mandato per trattare con Roma un accordo che preveda il trattenimento in Lombardia di maggiori risorse provenienti dalla fiscalità. Ma solo uno sprovveduto potrebbe pensare che i leghisti non lo facciano in qualsiasi caso. Quindi il referendum è del tutto inutile, perché chiede se fare una cosa che verrà certamente fatta.

E in ogni caso il risultato sarà solo consultivo: il referendum è ancora più inutile.

Peccato che per farlo la Regione spenderà 5 milioni di euro che si sarebbero potuti destinare alle più concrete esigenze dei cittadini.

E allora qual è il vero scopo di questa inutile consultazione?

È propaganda elettorale, pagata con i soldi dei contribuenti: le elezioni regionali sono alle porte e Maroni vuole lanciare in modo eclatante la propria candidatura.

Eppure, il referendum non è solo questo: è anche costruito su idee sbagliate ed ingiuste.

Tutta la logica della sedicente “autonomia” lombarda si basa sull’idea di trattenere nella Regione maggiori risorse provenienti dalle tassazioni, e dunque ridurre il gettito fiscale verso lo Stato; ora, la Lombardia produce più ricchezza di altre regioni, ma sfrutta e riceve anche più servizi pubblici erogati dallo Stato.

Insomma, la pretesa autonomia fiscale è un’idea egoistica della cosa pubblica, che contraddice l’unitarietà della Repubblica, nella quale ogni regione dovrebbe contribuire alla vita dello Stato in misura proporzionale alla propria ricchezza, allo scopo anche di creare le risorse solidaristiche necessarie per contribuire al benessere nazionale.

Maroni ed i leghisti si aspettano un plebiscito.

Chi andrà a votare, finirà per appoggiare la Lega ed i suoi progetti di disgregazione nazionale. Andare alle urne, anche per votare NO, servirebbe solo per dare credibilità a questo referendum-truffa.

Per contrastare il progetto antisolidaristico dei leghisti non resta dunque che l’astensione.

Il 22 ottobre non farti ingannare: non andare a votare!

A Senago la Sindaca rifiuta i richiedenti asilo

 

Muro Senago

Con una nota sul sito comunale, la nuova Sindaca di Senago fa sapere che rifiuta di ospitare un limitato numero di richiedenti asilo. Per questo ha ritirato l’adesione del Comune di Senago al protocollo “Per un’accoglienza equilibrata sostenibile e diffusa dei richiedenti la protezione internazionale”.

Le motivazioni addotte per giustificare il provvedimento mettono in contrapposizione la possibilità di accogliere i rifugiati con le difficoltà abitative del territorio, come se ospitarli togliesse il diritto alla casa di qualcuno. Invece, negando l’accoglienza a chi chiede di essere protetto non si salvaguarda proprio nessuno.

Oltre a questo, le motivazioni pubblicate sul sito dalla Sindaca stabiliscono una inaccettabile graduatoria dei diritti: leggendo la lettera che ella ha inviato al Prefetto, sembrerebbe che i cittadini senaghesi abbiano più diritto alla casa e, invece, meno diritto quelli che scappano dalla morte, dalla guerra, dalla fame.
Ma un diritto o è di tutti, o non è un diritto.

Ad ulteriore giustificazione del provvedimento, la Sindaca adduce improbabili tensioni sociali, che esisterebbero solo se venissero create da facinorosi, i quali a Senago non risultano. Oppure, forse, la Sindaca ha elementi di conoscenza per pensare che esistano?

La Sindaca afferma, surrettiziamente, che accoglierà profughi solo quando sarà risolto il problema casa.
In realtà ella sta applicando il dettato salviniano, né più, né meno: non li vuole e basta.
Il che è un male, perché, al contrario, Senago ha le capacità e la maturità per compiere il semplice dovere umano dell’accoglienza.
Così, di fronte alla sofferenza ed al dolore, la destra che governa decide di guardare da un’altra parte; di fare graduatorie tra esseri umani che valgono di più ed altri che valgono di meno; di eliminare dalla vista i richiedenti asilo, abdicando ad ogni sentimento di solidarietà umana, forse visto come un intollerabile buonismo.

Senago non si merita un provvedimento del genere.
La città è restata umana.

Destra e Lega Nord: un patto contro natura, il declino della civiltà italiana

di Domenico Condito

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Nell’ultima polemica sullo Ius soli la Lega Nord si è opposta al provvedimento, levandosi strumentalmente a difesa dell’italianità. Ritengo che l’accostamento della “Lega Nord” alla “italianità” più che un ossimoro, ch’è una figura retorica con una sua dignità semantica, sia l’espressione di una cialtroneria senza ritegno. Un nonsenso che contraddice la storia stessa del Carroccio e la sua natura di forza politica che punta a dissolvere l’unità nazionale.

Con buona pace della Destra alleata con la Lega, l’obiettivo a lungo termine di questo movimento politico rimane la secessione delle regioni settentrionali del Paese, nonostante le false ritrattazioni degli ultimi anni. Il disegno di smembramento dell’unità nazionale è stato accantonato solo momentaneamente per puro calcolo strategico. In realtà, si vanno gettando le basi per creare uno Stato nello Stato, che prima o poi potrebbe cedere alla tentazione di realizzare il grande strappo.
Lo stabilisce lo Statuto della Lega Nord approvato il 20 giugno 2015, e dal Consiglio Federale il 12 ottobre dello stesso anno, vale a dire in piena era “salviniana”. In particolare, l’articolo 1, che definisce le “Finalità” del partito, sancisce solennemente quanto segue: «Lega Nord per l’Indipendenza della Padania (di seguito indicato come “Lega Nord”, “Lega Nord Padania” o “Movimento”), è un movimento politico confederale costituito in forma di associazione non riconosciuta che ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana». L’Articolo 1, scritto in italiano e non ancora in bergamasco, non lascia spazio ad alcun equivoco. La Lega Nord è una forza politica che persegue, per statuto, l’abbattimento dell’unità nazionale e la costituzione di uno Stato indipendente e sovrano: la Padania.

Per questo ritengo che una delle più gravi responsabilità della Destra italiana, da Berlusconi in poi, sia stata proprio quella di allearsi con la Lega, un tempo forza politica minoritaria, sdoganandola e consentendole così di diventare una forza politica determinate nel nostro Paese. Loro, gli araldi del pletorico amor di patria e dell’indissolubilità della nazione, hanno accettato di allearsi e di governare, ieri a Roma e oggi in tante realtà locali, con un partito che tiene in odio l’italianità e l’unità del Paese. E tutto ciò per puro calcolo e opportunismo politico.

Questo patto scellerato e contro natura ha già modificato i connotati etici e culturali del Paese, e rischia di provocare danni irreparabili. L’Italia vive ormai come in esilio, lontano dal suo vero “luogo”, dove la civiltà del Rinascimento aveva indicato al mondo l’orizzonte della modernità. Un Paese ormai inconoscibile, scriverebbe ancora Anna Maria Ortese, in cui la degradazione è la dea del momento. Un patrimonio millenario di convenzioni e memoria delle convenzioni, di lingua e linguaggio del passato, mandato al macero, immolato alla dea della separazione, del distacco, dell’inconoscibilità.
Viviamo ormai in un Paese estraneo, senza averne neppure la consapevolezza. Un po’ per mancanza di senso critico; forse anche per la grandezza della catastrofe. È il declino della “civiltà italiana”, e “ogni civiltà stremata – scriveva Cioran – aspetta il suo barbaro, e ogni barbaro aspetta il suo demone”. Ed eccoli i nuovi barbari, emersi da remote profondità ancestrali, fare razzia di memoria, simboli, identità, i luoghi dell’anima sui quali avevamo costruito nei secoli il senso fondante d’una identità comune.

La Lega Nord è tutto questo. Il disprezzo dell’italianità, l’orrore della memoria nazionale, la disgregazione del Paese sono le ragioni fondanti della sua storia politica. E la secessione geografica, solo apparentemente abbandonata, è perseguita in realtà attraverso un’ampia e sistematica destrutturazione dei “simboli” comuni. Primi fra tutti, la lingua e il linguaggio. Scriveva Anna Maria Ortese: “Lingua e linguaggio; e memoria di lingua e linguaggio del passato; e degli affetti, i pensieri, i dolori delle passate generazioni, altro non sono lo sappiamo, che identità di nazione. Dunque libertà nazionale. E comincia con l’imposizione di un linguaggio, oppure, al contrario, con la distruzione sistematica del linguaggio originale di un Paese – su cui si voglia agire in profondità; comincia con questa aratura imponente del suolo umano qualsiasi seria operazione di colonizzazione”.
In Italia si parlava una lingua alta. Il pensiero che in essa è nato ha aperto l’era moderna, e a quel pensiero il mondo occidentale deve lo stesso concetto di “civiltà”. L’irruzione della Lega Nord sulla scena nazionale ne ha distrutto la grammatica, frammentato la sintassi, disperso il pensiero. E la distruzione della sintassi di un popolo ne segna inevitabilmente il declino, la ricollocazione in una dimensione primigenia, l’esilio dalla modernità.

Ieri il dileggio del tricolore, l’esposizione minacciosa del cappio in Parlamento, la minaccia del ricorso ai fucili per la risoluzione delle controversie politiche, oggi ancora le invettive sprezzanti contro gli extracomunitari, le risse in parlamento e un senatore leghista che si rivolge in aula al presidente Grasso insultandolo: “sei un infame” e “terrone di merda”. Sono tutte cadute del linguaggio a livello di gergo, intimidazione, beffa, cinismo. Degradazione della forma, ma anche naufragio del pensiero. Il tradimento di quell’idea di “civiltà” alla quale abbiamo ancorato la nostra storia, ma dalla quale oggi rischiamo di essere irrimediabilmente esclusi dalla barbarie leghista. Con la complicità colpevole della Destra italiana, ormai saldamente ancorata al Carroccio dell’invasore e sempre più subalterna.