Referendum “sull’autonomia”?

La maggioranza di destra della Regione Lombardia, guidata dal leghista Maroni, ha indetto per il 22 ottobre un “Referendum sull’autonomia”.

Questa consultazione è solo un enorme spreco di soldi, sperperati a scopo propagandistico. Infatti il Referendum non serve a nulla. È un referendum-truffa.

Agli elettori verrà chiesto se vogliono che la Regione “intraprenda le azioni necessarie per richiedere allo Stato” maggiore autonomia fiscale. Quali azioni? Nessuno lo sa.

Maroni vuole un mandato per trattare con Roma un accordo che preveda il trattenimento in Lombardia di maggiori risorse provenienti dalla fiscalità. Ma solo uno sprovveduto potrebbe pensare che i leghisti non lo facciano in qualsiasi caso. Quindi il referendum è del tutto inutile, perché chiede se fare una cosa che verrà certamente fatta.

E in ogni caso il risultato sarà solo consultivo: il referendum è ancora più inutile.

Peccato che per farlo la Regione spenderà 5 milioni di euro che si sarebbero potuti destinare alle più concrete esigenze dei cittadini.

E allora qual è il vero scopo di questa inutile consultazione?

È propaganda elettorale, pagata con i soldi dei contribuenti: le elezioni regionali sono alle porte e Maroni vuole lanciare in modo eclatante la propria candidatura.

Eppure, il referendum non è solo questo: è anche costruito su idee sbagliate ed ingiuste.

Tutta la logica della sedicente “autonomia” lombarda si basa sull’idea di trattenere nella Regione maggiori risorse provenienti dalle tassazioni, e dunque ridurre il gettito fiscale verso lo Stato; ora, la Lombardia produce più ricchezza di altre regioni, ma sfrutta e riceve anche più servizi pubblici erogati dallo Stato.

Insomma, la pretesa autonomia fiscale è un’idea egoistica della cosa pubblica, che contraddice l’unitarietà della Repubblica, nella quale ogni regione dovrebbe contribuire alla vita dello Stato in misura proporzionale alla propria ricchezza, allo scopo anche di creare le risorse solidaristiche necessarie per contribuire al benessere nazionale.

Maroni ed i leghisti si aspettano un plebiscito.

Chi andrà a votare, finirà per appoggiare la Lega ed i suoi progetti di disgregazione nazionale. Andare alle urne, anche per votare NO, servirebbe solo per dare credibilità a questo referendum-truffa.

Per contrastare il progetto antisolidaristico dei leghisti non resta dunque che l’astensione.

Il 22 ottobre non farti ingannare: non andare a votare!

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A Senago la Sindaca rifiuta i richiedenti asilo

 

Muro Senago

Con una nota sul sito comunale, la nuova Sindaca di Senago fa sapere che rifiuta di ospitare un limitato numero di richiedenti asilo. Per questo ha ritirato l’adesione del Comune di Senago al protocollo “Per un’accoglienza equilibrata sostenibile e diffusa dei richiedenti la protezione internazionale”.

Le motivazioni addotte per giustificare il provvedimento mettono in contrapposizione la possibilità di accogliere i rifugiati con le difficoltà abitative del territorio, come se ospitarli togliesse il diritto alla casa di qualcuno. Invece, negando l’accoglienza a chi chiede di essere protetto non si salvaguarda proprio nessuno.

Oltre a questo, le motivazioni pubblicate sul sito dalla Sindaca stabiliscono una inaccettabile graduatoria dei diritti: leggendo la lettera che ella ha inviato al Prefetto, sembrerebbe che i cittadini senaghesi abbiano più diritto alla casa e, invece, meno diritto quelli che scappano dalla morte, dalla guerra, dalla fame.
Ma un diritto o è di tutti, o non è un diritto.

Ad ulteriore giustificazione del provvedimento, la Sindaca adduce improbabili tensioni sociali, che esisterebbero solo se venissero create da facinorosi, i quali a Senago non risultano. Oppure, forse, la Sindaca ha elementi di conoscenza per pensare che esistano?

La Sindaca afferma, surrettiziamente, che accoglierà profughi solo quando sarà risolto il problema casa.
In realtà ella sta applicando il dettato salviniano, né più, né meno: non li vuole e basta.
Il che è un male, perché, al contrario, Senago ha le capacità e la maturità per compiere il semplice dovere umano dell’accoglienza.
Così, di fronte alla sofferenza ed al dolore, la destra che governa decide di guardare da un’altra parte; di fare graduatorie tra esseri umani che valgono di più ed altri che valgono di meno; di eliminare dalla vista i richiedenti asilo, abdicando ad ogni sentimento di solidarietà umana, forse visto come un intollerabile buonismo.

Senago non si merita un provvedimento del genere.
La città è restata umana.

Destra e Lega Nord: un patto contro natura, il declino della civiltà italiana

di Domenico Condito

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Nell’ultima polemica sullo Ius soli la Lega Nord si è opposta al provvedimento, levandosi strumentalmente a difesa dell’italianità. Ritengo che l’accostamento della “Lega Nord” alla “italianità” più che un ossimoro, ch’è una figura retorica con una sua dignità semantica, sia l’espressione di una cialtroneria senza ritegno. Un nonsenso che contraddice la storia stessa del Carroccio e la sua natura di forza politica che punta a dissolvere l’unità nazionale.

Con buona pace della Destra alleata con la Lega, l’obiettivo a lungo termine di questo movimento politico rimane la secessione delle regioni settentrionali del Paese, nonostante le false ritrattazioni degli ultimi anni. Il disegno di smembramento dell’unità nazionale è stato accantonato solo momentaneamente per puro calcolo strategico. In realtà, si vanno gettando le basi per creare uno Stato nello Stato, che prima o poi potrebbe cedere alla tentazione di realizzare il grande strappo.
Lo stabilisce lo Statuto della Lega Nord approvato il 20 giugno 2015, e dal Consiglio Federale il 12 ottobre dello stesso anno, vale a dire in piena era “salviniana”. In particolare, l’articolo 1, che definisce le “Finalità” del partito, sancisce solennemente quanto segue: «Lega Nord per l’Indipendenza della Padania (di seguito indicato come “Lega Nord”, “Lega Nord Padania” o “Movimento”), è un movimento politico confederale costituito in forma di associazione non riconosciuta che ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana». L’Articolo 1, scritto in italiano e non ancora in bergamasco, non lascia spazio ad alcun equivoco. La Lega Nord è una forza politica che persegue, per statuto, l’abbattimento dell’unità nazionale e la costituzione di uno Stato indipendente e sovrano: la Padania.

Per questo ritengo che una delle più gravi responsabilità della Destra italiana, da Berlusconi in poi, sia stata proprio quella di allearsi con la Lega, un tempo forza politica minoritaria, sdoganandola e consentendole così di diventare una forza politica determinate nel nostro Paese. Loro, gli araldi del pletorico amor di patria e dell’indissolubilità della nazione, hanno accettato di allearsi e di governare, ieri a Roma e oggi in tante realtà locali, con un partito che tiene in odio l’italianità e l’unità del Paese. E tutto ciò per puro calcolo e opportunismo politico.

Questo patto scellerato e contro natura ha già modificato i connotati etici e culturali del Paese, e rischia di provocare danni irreparabili. L’Italia vive ormai come in esilio, lontano dal suo vero “luogo”, dove la civiltà del Rinascimento aveva indicato al mondo l’orizzonte della modernità. Un Paese ormai inconoscibile, scriverebbe ancora Anna Maria Ortese, in cui la degradazione è la dea del momento. Un patrimonio millenario di convenzioni e memoria delle convenzioni, di lingua e linguaggio del passato, mandato al macero, immolato alla dea della separazione, del distacco, dell’inconoscibilità.
Viviamo ormai in un Paese estraneo, senza averne neppure la consapevolezza. Un po’ per mancanza di senso critico; forse anche per la grandezza della catastrofe. È il declino della “civiltà italiana”, e “ogni civiltà stremata – scriveva Cioran – aspetta il suo barbaro, e ogni barbaro aspetta il suo demone”. Ed eccoli i nuovi barbari, emersi da remote profondità ancestrali, fare razzia di memoria, simboli, identità, i luoghi dell’anima sui quali avevamo costruito nei secoli il senso fondante d’una identità comune.

La Lega Nord è tutto questo. Il disprezzo dell’italianità, l’orrore della memoria nazionale, la disgregazione del Paese sono le ragioni fondanti della sua storia politica. E la secessione geografica, solo apparentemente abbandonata, è perseguita in realtà attraverso un’ampia e sistematica destrutturazione dei “simboli” comuni. Primi fra tutti, la lingua e il linguaggio. Scriveva Anna Maria Ortese: “Lingua e linguaggio; e memoria di lingua e linguaggio del passato; e degli affetti, i pensieri, i dolori delle passate generazioni, altro non sono lo sappiamo, che identità di nazione. Dunque libertà nazionale. E comincia con l’imposizione di un linguaggio, oppure, al contrario, con la distruzione sistematica del linguaggio originale di un Paese – su cui si voglia agire in profondità; comincia con questa aratura imponente del suolo umano qualsiasi seria operazione di colonizzazione”.
In Italia si parlava una lingua alta. Il pensiero che in essa è nato ha aperto l’era moderna, e a quel pensiero il mondo occidentale deve lo stesso concetto di “civiltà”. L’irruzione della Lega Nord sulla scena nazionale ne ha distrutto la grammatica, frammentato la sintassi, disperso il pensiero. E la distruzione della sintassi di un popolo ne segna inevitabilmente il declino, la ricollocazione in una dimensione primigenia, l’esilio dalla modernità.

Ieri il dileggio del tricolore, l’esposizione minacciosa del cappio in Parlamento, la minaccia del ricorso ai fucili per la risoluzione delle controversie politiche, oggi ancora le invettive sprezzanti contro gli extracomunitari, le risse in parlamento e un senatore leghista che si rivolge in aula al presidente Grasso insultandolo: “sei un infame” e “terrone di merda”. Sono tutte cadute del linguaggio a livello di gergo, intimidazione, beffa, cinismo. Degradazione della forma, ma anche naufragio del pensiero. Il tradimento di quell’idea di “civiltà” alla quale abbiamo ancorato la nostra storia, ma dalla quale oggi rischiamo di essere irrimediabilmente esclusi dalla barbarie leghista. Con la complicità colpevole della Destra italiana, ormai saldamente ancorata al Carroccio dell’invasore e sempre più subalterna.

Una Beretta senza colpe?

di Domenico Condito

Lo scorso 13 giugno Il Giornale ha pubblicato un articolo in cui si esalta il risultato conseguito da Magda Beretta al primo turno delle elezioni comunali di Senago, dove la candidata della Lega Nord ha raccolto il 46,5% delle preferenze. Secondo Il Giornale, la leghista avrebbe “umiliato” il sindaco uscente Fois, candidato del PD, fermatosi al 27,7%. Vengono poi esaltate le virtù taumaturgiche di Magda Beretta, improbabile eroina senaghese, a cui si attribuisce un fantomatico «Girl power», che metterebbe addirittura “paura al PD di Senago”. Sembra quasi il remake di un vecchio cartone animato giapponese, dove al posto di lame rotanti e alabarde spaziali si materializza dal nulla un nuovo e terrificante “potere rosa”. Naturalmente si tratta di un pezzo di grossolana propaganda politica, con evidente intento manipolatorio. Ma questo tipo di propaganda va presa sul serio, perché risponde sempre a un mandante le cui intenzioni non sono mai limpide e disinteressate. E non è difficile immaginare che l’ispirazione di quest’articolo venga proprio dal gruppo dirigente del Carroccio, che ha sostenuto fortemente la candidatura di Beretta con la presenza a Senago di Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord.

Si tratta comunque di un articolo utile, perché smaschera, suo malgrado, la reale posizione della Lega Nord e di Magda Beretta sulle controverse vasche di laminazione. Secondo Il Giornale, infatti, il sindaco uscente Fois avrebbe condotto “un’assurda battaglia contro le vasche di laminazione che potranno contenere le piene del Seveso”. Si sostiene cioè l’utilità delle vasche e si criminalizza Fois per essersi opposto alla costruzione di quest’opera in realtà inutile e dannosa per l’ambiente. E la candidata leghista, dal canto suo, invece d’indignarsi ha condiviso il pezzo sulla sua pagina Facebook, ringraziando espressamente Il Giornale per l’articolo. Con buona pace dei suoi elettori.

L’articolista, però, omette di riferire che anche Magda Beretta, seppure in modo strumentale, si oppose alla costruzione delle vasche. E quando si espongono i fatti in modo selettivo si mente per omissione, con il deliberato intento di manipolare l’opinione pubblica a favore, in questo caso, di un chiaro soggetto politico. E che la battaglia della Beretta sulle vasche sia stata strumentale è del tutto evidente. La Regione Lombardia, governata dalla Lega Nord, ha avuto un ruolo determinante nella decisione di costruire le vasche a Senago. Se la Beretta si fosse realmente opposta, il Carroccio non avrebbe mai sostenuto la sua candidatura a Sindaco di Senago, semplicemente perché l’avrebbe ritenuta un soggetto politicamente inaffidabile. Si è trattato piuttosto di un gioco delle parti, dove gli esponenti locali della Lega hanno cavalcato l’onda della contestazione delle vasche, per racimolare voti alle elezioni comunali. Magari con una strizzatina d’occhio della dirigenza nazionale. Magda Beretta sta solo raccogliendo i frutti della sua fedeltà al partito e di una campagna mistificatrice. Un premio, tuttavia, che rischia di pagare molto caramente. Difficilmente da Sindaco, così giovane e inesperta, e non per demerito ma per ovvie ragioni anagrafiche, riuscirà a interloquire attivamente con lo strapotere della Lega Nord in Lombardia, che si connota ormai come “sistema”, un vero e proprio potere forte.

Domenica 25 giugno, i senaghesi potranno continuare a credere alla favola di Cappuccetto Rosso e tornare a votare Magda Beretta, ma a proprio rischio e pericolo. Questo «Girl power» più che rosa comincia a tingersi di tinte davvero fosche.

Uno scoop: Francesco Bilà è di Senago

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In una recente dichiarazione alla stampa, la candidata alla carica di sindaco della destra senaghese ha affermato che non conosce il candidato sindaco di Sinistra Senago, Francesco Bilà, perché (sic) non sarebbe di Senago.

Poffarbacco.

Peccato che Francesco Bilà abiti a Senago da diversi anni.

Ma forse, nelle idee della destra, ci vuole un pedigree certificato per essere di Senago. Questione di antenati, per loro, forse di acido desossiribonucleico (niente paura, è il nome completo del DNA).

Per Francesco Bilà e Sinistra Senago, la lista che lo sostiene, invece, senaghese è chi vive, lavora e studia a Senago.

Oppure, invece, non è qui il problema, e la candidata della destra dice di non conoscere gli avversari per non riconoscerli. In fondo Francesco Bilà ha pubblicato dappertutto il suo profilo e nell’era dei social non sarebbe tanto difficile conoscerlo, volendolo fare.

Ma in fondo non importa se la destra fa la gnorri, insomma se ci è o se ci fa.

La cosa importante sarà ciò che decideranno i cittadini di Senago l’11 giugno; ad essi Sinistra Senago fa appello affinché venga votato il candidato sulla base del programma.

Ed il programma migliore è quello di Sinistra Senago. Andate a vederlo sui social: troverete, voi che sapete farlo, anche tante notizie su Francesco Bilà.

Francesco Bilà: quali politiche per i più piccoli

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Chiediamo a Francesco Bilà, candidato sindaco di Sinistra Senago, quale politica pensa di attuare a favore dei bambini e dei ragazzi. Qual è l’idea principale?

La Città dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze.

Che cosa vuol dire?

Moltissime cose: educazione alla cittadinanza per i più piccoli e partecipazione alle scelte democratiche. Poi, iniziare a dare alla città una forma che si adatti alle necessità ed ai diritti dei bambini.

E come farete queste cose?

Iniziamo a creare una rete di tutti quelli che a Senago si occupano di bambini. Questa rete deve progettare il modo in cui permettiamo ai bambini di conoscere Senago e di sentirsene cittadini, e li interpelliamo, con i modi delle scienze educative, per sapere che immagine hanno della città e che cosa ne vorrebbero fare. Poi interpretiamo le loro idee e le realizziamo, nei limiti del possibile.

Impegnativo!

Vero, ma abbiamo le idee chiare. La parte di interfaccia con il mondo dell’infanzia toccherebbe a chi già se ne occupa. L’Amministrazione Comunale dovrebbe solo coordinare il lavoro di rete per dare ad esso una direzione univoca e coerente. Il risultato dovrebbe la costruzione di una città più adatta ai bambini. E una città adatta ai bambini è per forza una città migliore per tutti. Si tratta di un’azione di lungo respiro, ma un lungo cammino inizia sempre con un primo passo.

E poi?

Poi, ovviamente, c’è l’impegno per le scuole. Finanzieremo le private solo in via eccezionale, la priorità va alle scuole pubbliche, cioè quelle dello Stato. La spesa maggiore sarà il rinforzo delle attività educative a favore degli alunni diversamente abili. Lo Stato lascia privi di sostegno troppi bambini che ne hanno bisogno. Noi, responsabilmente, copriremo le loro necessità.

Le Amministrazioni precedenti lo hanno sempre fatto.

Noi continueremo e rinforzeremo l’impegno. Non mi vengano a dire “con quali soldi?”. I soldi per questo vanno trovati. Vogliamo aggiungere anche l’assistenza per gli alunni che non parlano l’italiano. Anche in questo caso lo Stato li lascia a loro stessi, le scuole non hanno risorse per attività mirate. Deve intervenire il Comune.

E per finire?

C’è il problema dell’abbandono scolastico. In Italia il 17% degli alunni lascia la scuola appena può farlo, cioè dopo i quindici anni. Il disagio che provoca questo fenomeno, però, non nasce ai quindici anni di età: nasce prima. Nasce anche nelle nostre scuole. Occorre allora diminuire il disagio scolastico: è da lì che nasce l’abbandono.

E che cosa c’entra il Comune di Senago?

Non esiste nessun coordinamento cittadino delle attività di prevenzione e monitoraggio del fenomeno, ogni Istituto va per conto proprio e nessuno raccoglie informazioni sui ragazzi che lasciano le scuole medie senaghesi per andare alle superiori. Se il Comune prendesse in mano il coordinamento delle attività di ricerca e di studio, supportando chi già se ne occupa, potremmo migliorare la situazione e la vita di tanti ragazzi.

INCIVILTÀ POLITICA NELLA CAMPAGNA ELETTORALE

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Stamane sono comparse, scarabocchiate sui manifesti elettorali della destra, frasi ingiuriose rivolte alla candidata alla carica di sindaco di quello schieramento politico. Sinistra Senago condanna l’episodio.

Anche Sinistra Senago, nel corso della campagna elettorale, è stata fatta oggetto ripetutamente di insulti, ingiurie e perfino aggressioni fisiche.

Sinistra Senago ribadisce con forza che la competizione elettorale non deve essere avvelenata da episodi di inciviltà politica, ma deve svolgersi in un clima pacifico, rispettoso e soprattutto democratico.

Bilà: che cosa faremo per i più deboli

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Francesco, la crisi attenua i suoi effetti in molti Paesi ma non in Italia. Anche a Senago diventano sempre più difficili le condizioni economiche delle famiglie e dei soggetti più deboli; insomma, aumenta la povertà. Che cosa farà Sinistra Senago?

Questo è uno dei temi che ci sta più a cuore. Voglio essere chiaro: per noi la tutela delle fasce più deboli della popolazione è una delle priorità e non faremo alcuna differenza tra etnie e culture. Se sei in difficoltà, hai diritto ad essere aiutato. Si tratta di un principio a cui non rinunceremo.

Va bene, ma in pratica?

Difficile dirlo in poche parole. Innanzitutto, dobbiamo capire l’entità del fenomeno e le sue caratteristiche. Il Comune deve monitorare la situazione interfacciandosi con gli organismi che esistono o che saranno costituiti. A scuola, i bambini in difficoltà, perché disabili o non italofoni, devono ricevere un supporto dal Comune perché lo Stato non lo garantisce. Chi perde il lavoro deve ottenere il nuovo ISEE immediatamente, non dopo un anno di stenti e per questo deve avere un accesso facilitato o gratuito ai servizi. Chi non si può permettere un affitto alto deve poter trovare una casa a costi sostenibili. Qui, l’idea del censimento edilizio potrebbe aiutare. Inoltre il Comune può interagire con le Cooperative costruttrici per stimolare un’offerta dedicata e sostenibile. Le famiglie con persone non autosufficienti, ammalate di patologie mentali o croniche devono poter trovare una risposta o un orientamento nella Casa della Salute, che deve ampliare i suoi servizi.

E se non ci sono i soldi per tutto questo?

I soldi devono saltar fuori. Sappiamo che siamo in una fase economicamente difficile, ma, lo ripeto, questa per noi è una priorità. Quando si fa un bilancio si possono spostare, entro certi limiti, risorse da un capitolo all’altro e ci sono capitoli di spesa che possono essere parzialmente coperti con partecipazione a bandi o con sponsor. Poi, in itinere, si possono studiare anche altre idee a costo zero per il Comune.

Quali?

Almeno tre. Il Centro del Baratto: un luogo autogestito o gestito da associazionismo e volontariato in cui i cittadini possono scambiarsi, a costo zero, ma con regole chiare, beni in buono stato.

Il Centro del Riuso: in accordo con l’azienda che si occuperà della raccolta rifiuti, e quindi all’interno del nuovo capitolato che oggi è in scadenza, possiamo prevedere un luogo o un modo per permettere ai cittadini che intendono disfarsi di un bene di metterlo a disposizione di altri cittadini, in cambio di un’offerta modica che andrebbe devoluta al mantenimento del servizio.

La Spesa Solidale: prendiamo spunto da “SoliDando”, emporio solidale che ha appena aperto a Milano. Qui a Senago potremmo agire così: il Comune individua, tramite i suoi Servizi Sociali, un nucleo di famiglie bisognose e fornisce loro una tessera magnetica. Si avvia una trattativa con i supermercati locali che potrebbero chiedere ai loro clienti, in cambio di riconoscimenti d’immagine da parte del Comune, di accantonare, per ogni spesa, una piccola somma che si accumula nel Conto della Spesa Solidale. Ogni mese il Conto Solidale attribuisce alla tessera magnetica in possesso alla famiglia in difficoltà una somma che può essere spesa per un paniere di prodotti e con regole definite. La stessa logica può essere applicata per la costruzione di un Gruppo di Acquisto Solidale. Per realizzare tutto questo, penso che il Comune potrebbe rivolgersi a Enti benefici, banche locali, associazionismo.

Francesco Bilà: contro le Vasche, possiamo sempre fare qualcosa

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Il cantiere delle Vasche di laminazione è già attivo. Per Senago è una vera sciagura ecologica. Abbiamo chiesto a Francesco Bilà, candidato sindaco di Sinistra Senago, i suoi programmi. Francesco, che cosa pensate di fare?

Dobbiamo cercare di ostacolare i lavori. Beninteso, con tutti gli strumenti che ci dà la legge.

Cioè?

Mandiamo un giorno sì e uno no la Polizia Locale a fare sopralluoghi. Appena notiamo qualche cosa che non quadra, ma anche una minima cosa, il sindaco emana un’ordinanza di sospensione dei lavori con effetto immediato. Più si allontana il giorno dell’inizio del funzionamento, più lontano sarà il disastro ecologico. Non si tratta solo di vigilare sulla parte tecnica, che pure è preoccupante, ma anche sulla parte giuridica e degli appalti. Non vorrei trovarmi in casa, oltre alle acque inquinate, anche la malavita organizzata.

Ma un giorno le vasche entreranno in funzione.

Non smettiamo di mandare tecnici e Vigili a controllare. C’è il grosso problema della manutenzione, per la quale non ci sono né soldi né certezze. Poi attiviamo un Osservatorio salute: il sindaco deve sapere che livello di inquinamento c’è e se la popolazione inizia ad ammalarsi. Occorre iniziare subito a raccogliere dati: un sindaco che si accorgesse, anche tra diversi anni, di un picco di malattie potrebbe trascinare in tribunale tutti i responsabili di questo scempio. Lo sappiano fin da ora.

Già, chi sono i responsabili?

La Lega e il PD. Sono i due partiti che a Milano hanno governato e governano Regione e Comune. Sono Regione Lombardia e Comune di Milano che hanno fortemente voluto le vasche, e ci hanno anche messo i soldi. Ma a Senago Lega e PD cercano un’improbabile verginità politica dicendo di non volere le vasche. Ma chi credono di prendere in giro? I cittadini di Senago devono rendersene conto: come si fa ad affidare a questi partiti il governo della città, dopo che ci hanno imposto le vasche e per di più tentano di spacciarsi per i difensori del territorio?

E allora?

Allora, cari concittadini, votate Sinistra Senago: siamo i soli ad avere le idee chiare ed un programma autentico di contrasto allo scavo delle vasche, ma anche di limitazione dei danni.

Bilà: la Multiservizi può ancora crescere

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La Multiservizi Senago è un’azienda speciale istituita dal Comune che si occupa di servizi importanti come la mensa scolastica e le farmacie comunali. Per Francesco Bilà, candidato sindaco di Sinistra Senago, il ruolo di Multiservizi può ancora essere sviluppato.

«Multiservizi deve essere sempre di più il “braccio” operativo del Comune. Anche grazie alla sua capacità operativa abbiamo portato a casa l’apertura della Casa della Salute “Andrea Bizzotto”. Adesso dobbiamo andare avanti.»

Come?

«Innanzitutto dobbiamo rinforzare Multiservizi. Il Comune deve crederci e dimostrarlo, affidandole più servizi. Deve proseguire la politica di ricerca dell’efficienza ed il gruppo dirigente deve essere scelto oculatamente. Un ruolo più incisivo di Multiservizi potrebbe partire proprio dalla Casa della Salute.»

Cioè?

«A causa del modo in cui siamo arrivati all’apertura, oggi il Comune è soltanto proprietario dei muri. Un po’ poco. Avviando una trattativa, possiamo iniziare a pensare ad una Commissione cittadina sulla salute che rappresenti le esigenze dell’utenza davanti ai medici, ai tecnici, agli amministratori.»

Va bene, ma quali servizi aggiuntivi potrebbero essere aperti?

«Possiamo pensare di avviare una discussione per aprire nella Casa della Salute “Andrea Bizzotto” dei servizi socio-sanitari utili alla cittadinanza: per esempio, un Consultorio, laico, però, sui temi della maternità, della contraccezione, della procreazione. E ancora: uno sportello di indirizzo per i familiari di persone colpite da gravi malattie, anche psichiatriche; una consulenza di supporto alla genitorialità. Infine, può essere costruito un Osservatorio che tenga sotto controllo i parametri della salute a Senago.»

Oltre gli sviluppi che può avere la Casa della Salute, quali altre competenze può avere la Multiservizi?

«Sarebbe ora di costruire un WiFi cittadino. Forse non si può chiedere all’Amministrazione Comunale di progettarlo e costruirlo. Ma Multiservizi può farlo. Poi, il Centro Sportivo. Non deve fare la fine del Cimitero: affidiamone la gestione a Multiservizi.»

E basta?

«Niente affatto! Sinistra Senago ha ancora altre idee. Si tratta però di verificare se Multiservizi sarà rinforzata abbastanza da poter sostenere altre attività.”

Quali altre idee?

«Un Centro del Riuso. I cittadini buttano via oggetti in buono stato. Il Comune potrebbe recuperarli ed offrirli, in cambio di una modica offerta, ad altri che vogliono usarli. Avremmo così un piccolo ritorno economico, ma soprattutto una forte riduzione del rifiuto secco. Poi abbiamo il progetto di rinnovare l’illuminazione pubblica in modo efficiente, senza affidare ancora ai privati la partita. Anche qui Multiservizi potrebbe giocare un ruolo.»