Flavio e Rafael

Vogliamo raccontare qui una bella storia. Flavio, italiano e Rafael, urguayano, si amano. Vogliono vivere insieme. Nel 2010, a Palma de Majorca (Spagna), si sposano: in Spagna la legge permette il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Ma poi Flavio rientra in Italia: e Rafael lo segue. Per poter rimanere nel nostro Paese, Rafael chiede il permesso di soggiorno alla Questura di Reggio Emilia, ma gli viene negato: l’unica cosa che riesce ad ottenere è un permesso turistico di tre mesi. Allo scadere, dovrà uscire dall’Italia; se non lo farà, sarà considerato un clandestino e verrà rinchiuso in uno dei famigerati CIE, Centri di Identificazione ed Espulsione.

Rafael e Flavio non si arrendono e si rivolgono all’Associazione Radicale “Certi Diritti”, che offre assistenza legale al giovane urugayano e presenta al Tribunale di Reggio Emilia ricorso contro il provvedimento di diniego del permesso di soggiorno della Questura.

Nel mese di febbraio 2012 arriva la sentenza del Tribunale, che ordina alla Questura il rilascio del permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare. La Questura deve adeguarsi e rilascia il sospirato permesso. Adesso Rafael, con il permesso di soggiorno, potrà lavorare! Prima gli era impossibile ottenere qualsiasi regolare contratto di lavoro.

Si tratta di una sentenza storica perché Rafael è stato riconosciuto “familiare” del suo compagno italiano. Del matrimonio i legali di Rafael non hanno nemmeno richiesto la trascrizione (sarebbe stato impossibile ottenerla), ma il giudice ha ritenuto che il vincolo matrimoniale contratto all’estero in base all’ordinamento straniero può determinare la condizione di coniugio riconosciuta dalla nostra legge.

La stessa nostra Corte Costituzionale ha stabilito che è un “diritto fondamentale della persona umana” una stabile convivenza tra persone dello stesso sesso in una condizione di coppia.

Saranno molto amareggiati i troppo numerosi omofobi e xenofobi italiani e senaghesi: è stato riconosciuto a due omosessuali il diritto di vivere insieme. Uno di essi, per giunta, è straniero e non appartiene alla comunità europea. I nipotini di Bossi staranno rabbrividendo…

La sentenza crea un precedente ma purtroppo, per altre situazioni analoghe, non sarà automatica una decisione favorevole alla concessione del permesso di soggiorno delle Questure italiane: altre coppie gay o lesbiche nelle medesime condizioni dovranno affrontare tutte le difficoltà che hanno superato Flavio e Rafael.

Questa bella storia dimostra che l’Italia è matura per un cambiamento della legislazione che regola coppie di fatto ed unioni omosessuali. Chi governerà Senago dovrà chiedersi che cosa potrà fare per riconoscere anche nella nostra città alle coppie omosessuali i diritti riconosciuti dalla Corte Costituzionale.

I tempi sono maturi, che cosa aspettiamo? Chiediamo l’istituzione del registro delle unioni civili anche a Senago, come hanno fatto o stanno facendo grandi e piccoli Comuni italiani.

Vogliamo elencarli: Cagliari, Napoli, Pisa, Firenze, Padova, Perugia, Palermo, Torino, Bologna, La Spezia, Sassari, Tissi, Porto Torres, Arezzo, Gubbio, Bolzano, Ivrea, Empoli, Ferrara, Livorno, Pistoia, Trento, Rosignone, Savona, Terni, Pizzo Calabro, Sesto San Giovanni, Piombino, Montebruno. E l’elenco risulta incompleto.  A Milano si parla di una prossima istituzione del Registro. La numerosità delle Municipalità che si sono già attivate con successo e l’importanza di alcuni grandi Comuni che hanno già fatto questo importante passo di civiltà prova che è possibile e necessario farlo.

Nel nostro Consiglio Comunale se ne discusse nel 2007 e poi nel 2010, ma i cittadini non hanno ancora ottenuto un provvedimento che faccia nascere anche a Senago un istituto di salvaguardia dei diritti civili anche di chi non vuole o non può contrarre il vincolo matrimoniale. Crediamo anche che sia importante che al Registro Civile possano accedere le coppie di fatto formate da persone dello stesso sesso.

Il medioevo è finito…

Anche a Senago.

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