Domande e risposte sulla meritocrazia

Che cos’è la meritocrazia?

Letteralmente, meritocrazia vuol dire “comando di chi merita”. La meritocrazia oggi in Italia (e più in generale nel mondo occidentale) rappresenta il procedimento per cui le cariche, le ricompense ed i ruoli di responsabilità sono affidati secondo criteri di merito.

Quali basi teoriche ha la meritocrazia?

La meritocrazia si basa sulle teorie economiche di marca liberista, sulla sociologia razional-utilitaristica, sulla psicologia comportamentista. Si tratta di teorie scientifiche superate o che hanno fatto grandi danni.

Ma che cosa si intende per “merito”? Che vuol dire “meritare”?

Il “merito” è il diritto alla stima ed alla ricompensa, acquisito in virtù delle proprie prestazioni. “Meritare” vuol dire acquisire quel diritto.

In Italia c’è la meritocrazia?

La meritocrazia è stata introdotta di recente nel lavoro pubblico ed è o dovrebbe essere la norma nel lavoro privato.

Con la meritocrazia le cose sono migliorate?

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’economia e la finanza, settori meritocratici per eccellenza, vanno a rotoli. Nel lavoro pubblico la meritocrazia non sta migliorando alcun servizio ai cittadini.

La meritocrazia è un bene o un male?

Dipende: se siete in una posizione dominante, se avete il potere su altre persone, la meritocrazia è uno strumento per continuare a mantenerlo. Se siete in una posizione subordinata, dovete rendervi conto che la meritocrazia è uno strumento di “modellamento” con il quale chi ha il potere di farlo cerca di incentivare un vostro comportamento atteso e di disincentivare un comportamento indesiderato.

Dunque la meritocrazia ha lo scopo di mantenere l’assetto di un’organizzazione piramidale così come è stato voluto da chi la governa. E’, in pratica, una garanzia di status quo. Lungi dal rappresentare un elemento di mobilità sociale, cristallizza e mantiene stabili ruoli e comportamenti.

Che effetto ha la meritocrazia sulle organizzazioni?

La meritocrazia demotiva chi è escluso dalla distribuzione dei benefici e induce le persone ad agire non per una motivazione intrinseca, ma per il raggiungimento di quel beneficio. Ovviamente è necessario fare il ragionamento anche al contrario, pensando ad una meritocrazia che funziona con le punizioni: il beneficio sarebbe in questo caso l’essere risparmiati della punizione. Questa versione “punitiva” della meritocrazia è molto usata dappertutto perché è… a costo zero.

E’ proprio necessaria la meritocrazia?

No, non è necessario ragionare solo e sempre per premi e punizioni. Gli studi sociologici dimostrano che il potere deterrrente della punizione non scoraggia il comportamento indesiderato e anzi può incrementarlo.

Ma, a complicare la cosa, è necessario ricordare che non per forza un comportamento indesiderato (dai capi) è quello giusto o “buono”. Insomma, la meritocrazia non tiene conto del giudizio critico personale, tende ad azzerarlo. Il meccanismo serve a replicare nei sottoposti le aspettative ed i valori dei capi ed esclude il senso della responsabilità. A parole di chi la propaganda, invece, sarebbe il toccasana per tutti. Ma non è così.

In che maniera, allora, può funzionare un’organizzazione?

Le organizzazioni possono lavorare con la responsabilizzazione dei membri, facendo affidamento sui loro talenti, favorendo la costruzione delle competenze individuali e di gruppo, chiarendo ruoli e funzioni dei membri, costruendo il lavoro di squadra e soprattutto stimolando la motivazione intrinseca: il “voler fare” e il “voler essere” che nascono dentro la persona, non quella estrinseca (determinata da una ricompensa).

Le organizzazioni che lavorano in questo modo possono ottenere risultati migliori di quelle meritocratiche

La meritocrazia è una truffa ed è fallita.

Superiamola e non facciamoci abbagliare dalle parole d’ordine di chi ha sempre mantenuto il timone portandoci vicini al naufragio

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