Cultura e bene comune

L’immagine che spesso viene in mente parlando di beni culturali, artistici e archeologici è quella dei muri precari di Pompei, che si sgretolano giorno dopo giorno. Molti cittadini conoscono i grandi monumenti del nostro paese e ne riconoscono il valore, tuttavia esistono moltissimi luoghi “minori”, meno conosciuti, ma altrettanto importanti. L’area del nord milanese, sempre più soffocata dal cemento, può offrire molti tesori “nascosti”: il complesso di villa Arconati di Bollate, villa Litta di Lainate, le ville dei Borromeo di Senago e Cesano. Pochi sanno, ad esempio, che in villa Arconati, a fianco di numerosi affreschi settecenteschi, è conservata un’importantissima statua romana di Pompeo Magno, sotto la quale si dice sia stato ucciso Giulo Cesare.

Mi si scusi il provincialismo degli esempi, ma il menefreghismo culturale imperante nella nostra zona può servire da paradigma della generale situazione penosa dei beni culturali. Non è raro leggere trafiletti di giornali nei quali si denunciano crolli di muri, insediamenti abusivi in siti archeologici, furti di opere d’arte, costruzioni sregolate, cementificazioni selvagge… E’ pur vero che in un periodo di crisi si debba fare un po’ di economia in alcuni ambiti, ma i tagli generalizzati penalizzano ulteriormente un ambito che non ha mai goduto di una dignità adeguata. Non voglio ripetere cose che ho già detto – e che sono state ribadite nel programma di Federazione della Sinistra e Senago bene comune – cioè che con la cultura si può mangiare…

Ma qui voglio ributtarmi sul particolare della situazione senaghese: chi avrà il compito di governare il paese, accanto ai problemi della crisi, dovrà pensare ad una buona politica a livello culturale. Il grande problema del nostro comune è il rischio di necrotizzarsi e trasformarsi in una sorta di paese dormitorio, c’è bisogno che la gente esca di casa e viva il territorio fruendo di una serie di servizi e opportunità, che ora non ci sono. E cosa c’entrano i beni culturali e paesaggistici con questo? Semplicemente i parchi e i palazzi posseduti dal Comune, possono diventare luoghi di aggregazione: non è difficile e dispendioso rivalorizzare ciò che si ha, basta un pizzico di fatica e di ingegno.

Da qui il fatto che i beni culturali debbono essere davvero comuni per poter essere davvero protetti da un inesorabile degrado conseguente ad un certo menefreghismo diffuso. Sono convinto che le persone, una volta conosciuto il proprio patrimonio, potranno difenderlo da svariati attacchi. La cultura è uno dei beni comuni più a rischio, il suo non essere fonte di immediato profitto la fa vittima di mercificazioni, speculazioni e degrado. Ma forse il pericolo più grande che può colpire il mondo dei beni culturali pubblici è la loro svendita a privati, la chiusura alla fruizione pubblica (e noi senaghesi abbiamo un esempio ben chiaro di ciò!).  E’ ben diverso concedere a dei privati la possibilità di sponsorizzare la ristrutturazione di monumenti pubblici dal monopolio che alcuni potenti potrebbero avere su di essi… E’ un bene che alcuni privati abbiano a cuore la cultura – ma bisogna sempre distinguere il vero interesse dalla gretta voglia di pubblicità – ma  non è un bene che poche persone possano possedere dei beni che sono di tutti a scopo di lucro personale.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...