CANCELLATA LA TRANVIA MILANO-LIMBIATE

Dalla mattina del 14 maggio 2012 la tranvia Milano-Limbiate non esiste più. Verrà sostituita da una linea automobilistica.

La decisione è stata presa dall’USTIF di Milano, l’Ufficio Speciale Trasposti a Impianti Fissi. Il motivo: non ci sarebbero le condizioni di sicurezza per poter tenere aperta la linea su rotaia.

L’Ufficio aveva già dato un ultimatum all’ATM, gestore della linea: se non avesse iniziato i lavori necessari a garantire la sicurezza di esercizio, il servizio sarebbe dovuto essere chiuso già dal 25 febbraio. Poi, di fatto, l’Ustif ha prorogato la deadline, fino all’atto finale del 14 maggio.

Eppure il servizio era utile ad almeno 6000 persone al giorno. Ed il numero è in constante aumento da quando la linea 3 del Metrò milanese si è attestata a piazzale Machiachini. Gli abitanti e le amministrazioni dei Comuni serviti dalla tranvia, in maggioranza, riconoscono che la linea su rotaie sarebbe dovuta essere ammodernata, ma non cancellata: il percorso su sede propria ed il funzionamento elettrico  ne facevano un sistema di trasporto più ecologico e più rapido, nelle ore di punta, del trasporto su gomma.

Come si è arrivato a questo, che rappresenta un vero danno per intere comunità cittadine dell’hinterland nordmilanese? Le responsabilità sono molteplici e competono a Regione, Comune di Milano, Provincia di Milano, Provincia di Monza e Brianza, ATM.

Il CIPE aveva dato il via libera  per la riqualificazione della tratta, per un progetto di metrotranvia -il vincitore tra 40 altri progetti, conosciuto come “il Progettone“- che prevedeva la spesa complessiva di 100 milioni: 60 a carico dello stesso CIPE e 40 a carico degli Enti Locali. Il “Progettone” prevede doppio binario a centro strada, riqualificazione della strada provinciale 35, ridefinizione degli spazi pedonali, ciclabili, di sosta delle autovetture. La Regione e le due Province avrebbero dovuto coordinare i tavoli necessari.

Per scongiurare la cancellazione dell’attuale tranvia, Il Comune di Milano aveva già messo a disposizione un milione per la manutenzione immediata, dichiarando che sarebbe stato disponibile a stanziarne altri due per i lavori di sistemazione provvisoria (alcune fonti parlano di un impegno complessivo di 3,8 milioni) a patto che i Comuni interessati si fossero messi d’accordo per un impegno economico congiunto finalizzato alla realizzazione del “Progettone” , ma i lavori non sono mai iniziati perchè l’accordo non è stato trovato.

Il 21 aprile 2012 c’era stato un incontro tra le parti interessate. Va detto che alcuni Comuni situati sul tracciato della tranvia (Paderno Dugnano, Varedo) non si erano, in precedenza, mostrati entusiasti, di fronte alla prospettiva di spendere soldi per una linea della quale le amministrazioni non riconoscevano la piena utilità (si dichiaravano già servite dalla ferrovia o sognavano un prolungamento della MM3). Ma comunque, nel corso dell’incontro del 21 aprile, perfino i comuni “scettici” erano arrivati all’accordo: entro la metà di maggio era previsto (oppure “è” previsto, non si più che tempo usare, a questo punto) un tavolo tecnico tra le parti per definire la ripartizione degli impegni di spesa.

Ma forse è stato troppo tardi: ormai è giunta la doccia fredda della cancellazione del “trenino” Milano-Limbiate, che segue quella della linea su rotaia Milano-Desio, scomparsa dal settembre 2011 e mai più riattivata. Dall’esame dei fatti, non è responsabilità dell’Ustif se la tranvia non esiste più. Piuttosto, chiudere la tratta, in mancanza della condizioni di sicurezza, appare un atto di responsabilità. Invece, sono apparsi irresponsabili o incapaci i politici che non sono stati capaci di trovare accordi tra loro, paralizzando le Istituzioni che dovrebbero dirigere. Che cosa hanno combinato, nell’ultimo anno di continui avvertimenti dell’Ustif, Regione, Province, Comuni?

Si rischia di perdere del tutto i finanziamenti, se non partirà il “Progettone”: e con essi tutti i soldi che sono stati necessari per lo studio di fattibilità e la progettazione stessa.

Intanto, si prosegue tutti su gomma, con buona pace dei polmoni di chi abita lungo la S.P. 35 e dei pendolari che vedranno i tempi di percorrenza della tratta piegarsi a quelli del traffico.

A SENAGO ABBIAMO BISOGNO DI UN SINDACO AUTOREVOLE che si occupi della questione. Gli chiediamo fin d’ora: Sindaco, che cosa farà per la tranvia Milano-Limbiate?

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3 commenti su “CANCELLATA LA TRANVIA MILANO-LIMBIATE

  1. La linea Milano-Desio è momentanemanete chiusa per chè è in corso la gara d’appalto per l’inizio lavori per l’ammodernamento ed il prolungamento fino a Seregno. Ritornando alla Milano-Limbiate -Mombello, perchè non mettere un filobus su strada preferenziale, separata dal traffico? (su gomma , tipo la 90-91 di Milano città)

  2. 1) La rete aerea filoviaria è completamente diversa da quella tranviaria; 2) un eventuale recupero della sede sarebbe solo in direzione Milano; 3) la larghezza della sede tranviaria è insufficiente per bus o filobus (occorrono m 3,75 più i cordoli), quindi occorrerebbe ridurre la carreggiata stradale; 4) l’USTIF è competente anche per le filovie quindi occorrerebbe spostarsi dagli edifici e applicare tutte le norme per nuove realizzazioni; 5) anche se fossero autobus si applicherebbe comunque il DPR 753/80 con competenza della Provincia invece che dell’USTIF, ma le norme sono sempre le stesse; 6) per filoviarizzare occorrerebbe palificare su entrambi i lati, con costi infrastrutturali altissimi; 7) che deposito si utilizzerebbe? Varedo è inadatto a meno di non volerlo radere al suolo (soprintendenza permettendo) e ricostruirlo (lascio immaginare i costi)…. Quindi occorrerebbe un allacciamento con la rete filoviaria milanese (altri costi) a meno di non usare filobus bimodali 8) per trasportare 6-7000 passeggeri/giorno occorrerebbero comunque una decina di filobus da 18 m, con un costo totale di una decina di milioni di euro; 9) il capolinea a Comasina comporta un giro d’isolato in sede promiscua; 10) alla fine a occhio e croce la filovia costerebbe più del progettone…..; 11) anche un eventuale riutilizzo per gli autobus causerebbe imponenti lavori infrastrutturali con spesa di decine di milioni di euro (la sede protetta per la filovia 92 oggi in costruzione costa 16,5 milioni di euro nonostante si riutilizzi un parterre preesistente); 12) in ogni caso bus o filobus hanno limiti di potenzialità: solo il tram può ambire a recuperare 10-12.000 passeggeri/giorno con costi di esercizio sostenibili.

  3. Grazie a Michele, che si mostra informato e competente, ci siamo fatti un’idea abbastanza precisa sulle difficoltà legate all’idea di realizzare un impianto filoviario. Che (in teoria ha ragione Mauro, da questo punto di vista), sarebbe stato certamente preferibile alla linea su gomma che condivide la carreggiata con il traffico veicolare privato. Ma un c’è un elemento che escluderebbe, se non cambiano le cose, l’idea della filovia: il “Progettone” è stato già approvato, dopo lo studio di fattibilità, in forma definitiva da ATM e prevede la metrotranvia o metrò leggero (come il 31 che collega Lagosta a Cinisello). Non realizzarlo, adesso, vorrebbe dire perdere del tutto i finanziamenti già stanziati e di conseguenza ci terremmo, per chissà quanti anni ancora, l’autobus che sostituisce la tranvia.
    Io non credo che il provvedimento dell’USTIF debba bloccare il procedere della realizzazione del “Progettone”: ma bisognerebbe capire se esiste un limite temporale entro il quale occorre dare il via ai lavori ed oltre il quale si perdono i finanziamenti. In effetti, a me risulta che i lavori di riqualificazione del vecchio deposito di Varedo (previsti nel Progettone) siano già partiti. Michele, che sembra molto informato, sa qualcosa in merito all’inizio dei lavori? E che cosa pensate del “Progettone”? Sembra che i sindaci di Limbiate e Cormano lo sostengano. Voi siete d’accordo?

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