LO SGOVERNO DELLA SCUOLA

E’ in dirittura finale, presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati, la Proposta di Legge 953 che riforma gli Organi Collegiali della scuola.

Essi furono istituiti nel 1974 per favorire la partecipazione democratica all’autogoverno della scuola; poi vennero integrati nei decenni successivi da diversi provvedimenti di legge mirati all’adeguamento degli Organi Collegiali ai progressivi mutamenti del Paese e del quadro normativo.

L’istituzione dell’autonomia scolastica ha ulteriormente mutato gli scenari e la destra politica italiana di governo ha colto l’occasione per una radicale revisione del concetto stesso di autogoverno della scuola.

Molti, nel mondo della scuola, pensano che il testo di legge originale fosse invecchiato e da riformare: ma l’operazione prospettata dalla Proposta di Legge 953 è una deregulation del sistema scolastico che riduce gli spazi di democrazia di base e la partecipazione alle decisioni.

Non ci si poteva aspettare altro, visto che nell’Italia della corruzione e della sfiducia generalizzata verso la politica si assiste ad una crisi profondissima della rappresentanza e della partecipazione, in definitiva, della democrazia stessa.

La PDL 953 è ispirata da Valentina Aprea, adesso non più parlamentare ma Assessore della screditatissima giunta regionale lombarda Formigoni. Il progetto originario è stato mutato più volte ed ha subìto numerosi emendamenti, ma la stessa Aprea rivendica con orgoglio la maternità dell’impianto.

Con ragione: si tratta di una proposta inemendabile dal punto di vista di chi nella scuola ci vive e ci lavora.

E’ animata da una filosofia di fondo: il depotenziamento del ruolo centrale dello Stato, la trasformazione delle scuole in aziende, l’asservimento della politica scolastica a quella di mercato, l’abolizione del valore legale del titolo di studio.

Per il “popolo della scuola” si tratta di un nuovo schiaffo: né l’Aprea, né i parlamentari autori degli emendamenti hanno pensato di consultare genitori e studenti né tanto meno gli insegnanti, fatti bersaglio per anni degli insulti e del disprezzo di quello stesso mondo politico che mostra ogni giorno il suo volto di corruzione e inefficienza.

Da qualche tempo, inoltre, gli equilibri politici sono mutati: adesso che anche il Partito Democratico è nella maggioranza di governo, come per magia le idee della destra politica (PdL e Lega) sono sdoganate, diventano buone idee o ineluttabili scelte.

E’ il caso, per esempio, della legge sul dimensionamento scolastico (l’accorpamento forzato di migliaia di Istituti scolastici): il PD e le Regioni da esso governate, mentre al governo c’era ancora Berlusconi, vi si opposero, appellandosi alla Corte Costituzionale, avendo ravvisato profili di incostituzionalità nella legge. Arrivati poi al governo, si ravvedettero prontamente e anche dopo la sentenza della Consulta che diede loro ragione, riconobbero che ormai era fatta e bisognava lasciare le cose come stavano.

E’ il caso anche della Proposta di Legge 953: il PD, che non era stato favorevole alla proposta Aprea, adesso la appoggia. Un’altra fulminazione sulla via del governo. Non giustificata dagli emendamenti apportati al testo originario, del tutto insufficienti a mutare il segno della proposta, come la stessa Aprea rivendica.

Sono numerosi i punti critici che rendono la proposta inemendabile. Ecco i più macroscopici.

L’istituzione, la composizione ed il funzionamento degli organi interni sono lasciati agli stessi Istituti, che li regolano con uno Statuto ed un Regolamento. Il “fai da te” della democrazia toglie regole certe alle componenti scolastiche, che perdono il diritto ad essere rappresentate. Per essere chiari: mentre il Comitato Genitori, il Rappresentante di classe, il Consiglio di Interclasse/Intersezione erano, nel vecchio ordinamento, Istituzioni dello Stato, con la proposta 953 non lo sono più: sarà lo stesso “Consiglio dell’Autonomia” (il nuovo nome del Consiglio di Istituto nella versione Aprea & Compagni) a decidere se e come istituirli. O nominarli. Eleggerli, solo se si vuole.

In pratica, ci potranno essere Istituti democratici ed Istituti antidemocratici, diversità da Nord a Sud, tra aree di benessere e aree di povertà. E’ la fine della scuola della Repubblica.

Entrano i privati e gli esterni nel “Consiglio dell’Autonomia”, che può, con maggioranza qualificata, cooptare due membri aggiuntivi senza diritto di voto. Nella proposta originale la presenza dei privati, dotati di diritto di voto, era obbligatoria. Mitigata dalla facoltatività, è istituita la loro presenza  nel Consiglio e quindi nel governo della scuola, come un piede di porco che apre uno spiraglio.

D’altra parte, a furia di tagliare le risorse alle scuole, sta già diventando essenziale, per esse, chiedere soldi ai privati. Primi tra tutti, le stesse famiglie, che mettono mano al portafoglio quando la scuola lo chiede, un po’ con il cappello in mano. Mentre le scuole private vedono crescere ogni anno i finanziamenti statali e regionali, in spregio al dettato costituzionale.

Il personale ausiliario, tecnico ed amministrativo (bidelli, tecnici di laboratorio, impiegati amministrativi) è sottorappresentato. Questi lavoratori della scuola sono sempre l’ultima ruota del carro: non è mai esistita un’occasione in cui potessero discutere insieme dei problemi del loro settore. Nel testo originale della 953 erano scomparsi dal Consiglio. Un emendamento permette la partecipazione di un rappresentante. Uno solo. Rimarranno l’ultima ruota del carro.

Il nucleo di autovalutazione, istituito dalla 953, è designato dal Dirigente Scolastico. Si tratta di un gruppo di persone che avrà il compito di individuare i punti deboli della scuola (e, si spera, quelli forti) al fine di avviare azioni di miglioramento. E’ irresponsabile lasciare la designazione al Dirigente, che, come un monarca, si può scegliere chi è più “comodo”. Il Dirigente, nella scuola dell’autonomia, ha già fin troppo potere, non è il caso di aggiungergliene. Sarebbe stato meglio chiedere a tutte le componenti interessate un coinvolgimento democratico nel compito, ineludibile, dell’autovalutazione. Che però appare troppo legata ai criteri INVALSI (Istituto Nazionale Valutazione Sistema Scolastico) per poter essere autovalutazione davvero. Così, tra INVALSI e Dirigente, quel nucleo non avrà libertà di valutazione. Valutare vuol dire distinguere, scegliere, decidere. Come si fa a valutare se non si è liberi?

Sia per la progettazione didattica che addirittura per la valutazione degli alunni, le decisioni dei docenti sono sottoposte a Statuto e Regolamento (deliberati dal “Consiglio dell’Autonomia”). In una materia delicata e che costituisce il nucleo della professionalità docente, la direzione sarà data da documenti che saranno discrezionali e non uniformi per tutto il territorio nazionale. La cosa non solo è lesiva della libertà di insegnamento, che ha rango costituzionale, ma è anche impropria e velleitaria.

Insomma, l’impianto complessivo della 953 è da rifiutare. La Proposta di Legge deve affrontare una seduta conclusiva della Commissione Cultura della Camera dei Deputati e poi iniziare la discussione nella corrispondente Commissione del Senato.

In alternativa a questa pessima proposta, sarebbe possibile prendere misure di riforma degli Organi Collegiali diverse, democratiche, partecipative, non dirigiste. Il Palazzo della politica non vuoleVuole trasformare la scuola in azienda, con il Dirigente manager onnipotente.

Così si arriverà, tra qualche tempo, con il consenso generale dei partiti politici, a quello che la povera Aprea non ha visto realizzato della sua proposta originaria: la chiamata diretta degli insegnanti, la trasformazione della categoria in corporazione con l’Albo dei docenti, l’abolizione delle Rappresentanze Sindacali nelle scuole, l’appalto delle pulizie ed il servaggio della scuola verso il mondo dell’economia e della finanza. Quello che sta mandando a rotoli le condizioni di vita di quasi tutti.

Questo è il progetto di lunga lena ed Aprea lo rivendica ancoraRiconosce che siamo sulla strada buona (per lei).

Occorre che la scuola si alzi e dica quello che pensa di queste idee. Che rigetti la 953. Che faccia proposte operative per la ricostruzione della rappresentanza democratica all’interno delle Istituzioni scolastiche. Occorre che lo faccia il mondo della scuola perché da quello della politica c’è da aspettarsi ben poco.

Leggi la proposta di Legge 953 aggiornata al 26 settembre 2012

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