La meritocrazia è di destra. E va rottamata

Destra e sinistra
Un famoso commentatore, giornalista e consulente finanziario, Roger Abravanel, alfiere della meritocrazia scolastica in Italia, afferma sulle pagine del Corriere della Sera che l’Italia va a rotoli e la scuola è in crisi perché non c’è meritocrazia e che tra le idee che la sinistra deve rottamare c’è quella per cui si vuole che la meritocrazia sia di destra.
Ebbene, la destra ha governato quasi ininterrottamente dal 1994 e le “spaventose ineguaglianze”, che per il Nostro sarebbero causate dalla mancanza di meritocrazia, si sono approfondite. E’ sempre colpa degli altri? La destra non ha saputo portare avanti una sua idea? Si fa fatica a crederci: hanno fatto assolutamente quello che hanno voluto. Le spaventose ineguaglianze sono tutte responsabilità della destra italiana.
Abravanel punta inoltre il dito contro i lavoratori della scuola che difendono il loro posto di lavoro: afferma che non è meritocratico -e quindi automaticamente negativo- difenderlo adducendo lo stato di “bisogno” o considerandolo un “diritto acquisito”.
Bisognerebbe ricordare al giornalista (manager, consulente finanziario, che di certo non se la passa malissimo in questo periodo di crisi che il suo mondo finanziario ha causato) che in Italia c’è una Costituzione e che il lavoro è un diritto da essa sancito per tutti.
Stabilito questo, brandire una maggiore meritocrazia avrebbe permesso alla destra di salvare la scuola italiana?
Occorre notare che l’ormai diffusa adorazione per la “competizione” di chiunque contro il suo pari (studenti contro studenti, scuole contro scuole, docenti contro docenti) è tutt’altro che salvifica.
E’ figlia di un modello economico che è stato già sconfitto dalla storia passata ed attuale. Ed ha prodotto guasti che sono sotto gli occhi di tutti. Continuare a rivendicare competizione, mercato, aziendalismo, mercantilismo è una sciocchezza che non tiene conto della crisi in cui questo stesso sistema ci ha gettati.
Si può anche sospettare che il culto per il liberismo economico non sia una sciocchezza, come appare,  ma una strategia di chi detiene le leve del potere economico e dell’informazione e vuole così perpetuare, costi quel che costi, il sistema che lo fatto arricchire e diventare potente.
La meritocrazia altro non è che un meccanismo del genere: chi abbocca o è corrivo con quell’idea o proprio non vede questo semplice dato. O gli fa comodo.
La mancanza di meritocrazia, nelle scuole, è stata fin qui un argine contro chi vuole trasformare la scuola in azienda e la cultura in merce. E’ stata l’opportunità di partire dai diritti e non dai meriti. Di educare allo spirito critico, cosa che la meritocrazia non fa.
Abravanel, allora, non insegni alla sinistra  quali idee deve avere: parli alla destra e per la destra. E’ libero di farlo.
La meritocrazia non è e non sarà mai un’idea di sinistra.
E non lo diverrà solo perché è sostenuta da Renzi e Bersani, come hanno fatto questi due personaggi politici, citati per l’appunto da Abravanel.
Piuttosto, saranno loro ad avere fatto propria, una volta di più, un’idea di destra.
La sola cosa da rottamare è la meritocrazia.
E’ un discrimine: chi la appoggia, vuole competizione e libero mercato.
Democrazia e diritti sono un’altra cosa.
Di sinistra.
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4 commenti su “La meritocrazia è di destra. E va rottamata

  1. Abravanel non e’ ne un giornalista, ne un commentatore, ne un analista finanziario. Ho 33 anni e dei deliri su diritti che hanno solo quelli di 50 anni o che hanno una famiglia benestante ne ho sentiti abbastanza. Siamo il terzo mondo . Punto e basta

  2. Ringrazio Nicolò per il suo commento e capisco la sua rabbia.
    Abravanel ha sessantasei anni; è stato descritto nel mio articolo come un giornalista e commentatore perché pubblica articoli sul Corriere della Sera, e come un consulente finanziario perché ha lavorato per trentacinque anni alla McKinsey e Company. Tutt’ora svolge un lavoro in ambito finanziario.
    Nel mio articolo volevo esprimere un’idea, non so se ci sono riuscito: i diritti o sono di tutti o non sono diritti. Anche io penso, come Nicolò, che non possono essere riconosciuti più diritti a chi proviene da famiglia benestante o a chi è più vecchio o più giovane. Il diritto al lavoro ce l’hanno tutti: è il fondamento della nostra Repubblica.
    Nemmeno si può dire che hanno più diritti i più meritevoli.
    E’ vero che “non si può fare parti uguali tra disuguali”, come diceva don Milani.
    Perciò le tassazioni devono essere progressive, per esempio. Perciò è necessario essere più accorti ai diritti dei più deboli.
    Per fare un esempio, tutti hanno il diritto a ricevere una formazione, un’istruzione che permetta di sviluppare appieno le potenzialità e la personalità. Ma è ovvio che un bambino disabile ha diritto a ricevere maggiori attenzioni educative, perché parte da una condizione di svantaggio rispetto ad un bambino normodotato. Il diritto è lo stesso per ambedue: è diverso il modo di renderlo effettivo.
    Anche per le età della cosiddetta vita produttiva (Nicolò cita i suoi 33 anni e, a scopo esemplificativo, i 50) esiste un diritto unico: quello al lavoro.
    E’ chiaro che il cittadino più anziano ha diritto, per esempio, a non essere esodato e il più giovane a trovare il lavoro. Sono modi diversi per far valere un diritto che in Italia è universale.
    Perciò dico che è di destra chi non riconosce questo concetto.

    • Salve sig Avossa,
      ho numerosi dubbi rispetto al suo articolo…
      lei demonizza la meritocrazia, ma io per quanto ci provi non riesco a vedere cosa ci sia di sbagliato…
      Come studente di quinta non capisco poi a cosa si riferisca… in italia bene o male tutti riceviamo una discreta preparazione e io, e i miei compagni di classe studiamo tutti le stesse materie… poi se uno non fa niente tutto l’anno sarà bocciato…
      è sbagliato bocciare chi non vuole studiare e fa casino durante le lezioni?
      Credo sia questa la meritocrazia, tutti devono essere messi nelle stesse condizioni,
      ma se poi qualcuno è più bravo è giusto che emerga.
      Lei si definisce napoletano, insegnante e comunista…. io non sono nessuno dei tre, però credo fermamente in una cosa che chi si impegna di più ottiene dei risultati migliori…. per finire le riporto un testo scritto oltre un secolo fa da un presidente usa

      “Niente al mondo può sostituire la tenacia. Il talento non può farlo: non c’è niente di più comune di uomini pieni di talento, ma privi di successo. Il genio non può farlo: il genio incompreso è quasi proverbiale. L’istruzione non può farlo: il mondo è pieno di derelitti istruiti. La tenacia e la determinazione invece sono onnipotenti.” Calvin Coolidge

      Saluti Alessandro

      • Salve, Alessandro,
        grazie per il suo commento.
        Il mio articolo si riferisce proprio alla scuola. E, come fa giustamente notare lei dal modo in cui io definisco me stesso, non rivendico alcuna neutralità.
        Ora, non direi che demonizzo la meritocrazia: mi batto con energia contro di essa e per una scuola migliore.
        Meritocrazia non vuol dire valutazione. La valutazione a scuola è necessaria, purché non sia una sentenza o un verdetto, ma serva alla formazione della persona. La scuola dovrebbe servire a questo e, se non riesce a farlo, fallisce nel suo compito costituzionale.
        La meritocrazia invece è un sistema di premi e punizioni. La scuola dovrebbe valutare ma non dare medaglie al merito, perché sono inutili e dannose.
        Il concetto di “merito” è estraneo alle scienze della formazione ed è in realtà un’idea politica contro cui mi spendo.
        Se ha voglia di leggere ancora, cerco di spiegare perché i sistemi di premi e punizioni non cambieranno la scuola qui: http://www.forumscuole.it/senago/materiali/invalsi-e-meritocrazia-mantenere-cio-che-non-va-e-cancellare-cio-che-e-importante.
        Anche io, come lei, credo nell’impegno. Di più, credo nella motivazione che è alla base dell’impegno. Credo al talento. Credo che la scuola italiana sia poco adusa a coltivare talenti.
        Non credo invece alla fondatezza della teoria calvinista enunciata da Coolidge: la tenacia non è onnipotente, perché nonostante la tenacia, esistono, come dice la nostra Costituzione, ostacoli ed ingiustizie che limitano libertà e sviluppo: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
        E questo deve valere anche a scuola.

        Un saluto anche a lei
        Carlo Avossa

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