Per il cardinale Scola, la sola libertà è quella della Chiesa

Berretta cardinalizia

Il cardinale Scola, nel discorso alla città di Milano fatto alla vigilia della festa di sant’Ambrogio, ha mosso un attacco violento contro la laicità.

Per il porporato, il modello di laicità “ha finito per diventare un modello maldisposto verso il fenomeno religioso“; inoltre, ha sostenuto Scola, “la giusta e necessaria aconfessionalità dello Stato ha finito per dissimulare, sotto l’idea di neutralità, il sostegno a una visione del mondo che poggia sull’idea secolare e senza dio“.

Il discorso, fatto di fronte al sindaco di Milano, è stato da molti giudicato un attacco rivolto contro Pisapia perché il Comune di Milano ha di recente approvato il Registro delle coppie di fatto.

Ma non si è trattato solo di una polemica locale. L’alto prelato ha delineato un futuro di conflitto tra laici e religiosi: “… Sotto una parvenza di neutralità e oggettività delle leggi, si cela e si diffonde -almeno nei fatti- una cultura fortemente connotata da una visione secolarizzata dell’uomo e del mondo, priva di apertura al trascendente. In una società plurale essa è in se stessa legittima ma solo come una tra le altre. Se però lo Stato la fa propria, finisce inevitabilmente per limitare la libertà religiosa“.

In altre parole: lo Stato non deve far propria una posizione neutrale di fronte a tutti i fatti religiosi, altrimenti limita la libertà di religione.

Ora, mentre i musulmani che vogliono avere uno spazio per pregare sono ostacolati in tutti i modi, non può sfuggire a nessuno che ai cattolici sono concessi privilegi di ogni tipo. Si pensi all’esenzione dal pagamento dell’ICI per i fabbricati degli enti ecclesiastici , o anche ai 35 mila insegnanti di religione cattolica pagati dallo Stato ma scelti dalla Chiesa.

Ma Scola non è contento. Egli, in realtà, teme di perdere i privilegi o ne reclama di nuovi. L’idea che la neutralità dello Stato limiti la libertà di religione è una tesi fortemente motivata da interessi materiali. Non solo: dietro quest’idea di Scola e della Chiesa si cela il desiderio di uno stato teocratico, che chiunque ami la Costituzione di questo Paese non può non rifiutare con forza.

La nostra Repubblica, per Scola, non può essere equidistante rispetto al fatto religioso. Per Scola, mentre l’idea “secolarista” (cioè non religiosa) deve essere “una delle tante“, quella religiosa non può esserlo per lo Stato. E’ la Chiesa che non sopporta che la religione cattolica sia trattata come “una tra le altre”.

Invece, come previsto dagli articoli 3 e 19 della Carta Costituzionale, tutti i cittadini sono uguali e tutti hanno lo stesso diritto di professare la propria fede.

I timori di Scola sono infondati: nessuno gli limiterà la libertà di professare la sua religione. Il fatto è che le alte sfere cattoliche vogliono dirigere la vita pubblica italiana e chi glielo impedisce è accusato di laicismo e di voler limitare la libertà religiosa.

Le inique leggi sulle fecondazione assistita, le pressioni episcopali su aborto, fine vita, possibilità di adozione da parte di coppie omosessuali sono tutti elementi che dimostrano come la Chiesa, lungi dall’essere limitata dall’azione di uno Stato troppo neutrale, vuole influire sulle scelte anche di chi cattolico non lo è. Questa sì che è limitazione della libertà dei cittadini.

Paradossalmente, Scola afferma che se  si impedisse alla Chiesa di limitare la libertà di tutti, lo Stato si macchierebbe della colpa di limitare la libertà religiosa. Il cardinale arriva al conflitto tra credenti e non credenti perché vuole che la Chiesa continui a fare il bello ed il cattivo tempo in Italia.

Per le prossime dichiarazioni del porporato, si possono attendere auspici per il ripristino della Decima e la restaurazione del Sant’Uffizio. Poi, le Crociate.

Per la libertà religiosa.

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