UNA LETTERA APERTA AGLI INSEGNANTI

Ti scrivo

Come è sotto gli occhi di tutti, la scuola pubblica italiana sta subendo un ridimensionamento senza precedenti nella storia della nostra Repubblica. Dopo quasi nove anni di continui interventi governativi, tutti dello stesso segno, senza interruzione e senza remissione, la scuola non è nemmeno in ginocchio: striscia. C’è da fare un elenco troppo lungo di provvedimenti restrittivi e improvvidi che ci hanno portato al punto in cui siamo.

 Alla progressiva sottrazione di personale e fondi si affianca la volontà di stravolgere, anche attraverso il mezzo dei tagli, il senso e la fisionomia della scuola della Costituzione: quella dell’articolo 3.

Dopo le riduzioni dell’epoca morattiana, i tagli proseguirono con Fioroni. Il colpo di grazia fu il disastroso ministero Gelmini-Tremonti, con la riduzione di 147 mila dipendenti ed il taglio di 8 miliardi di euro in tre anni. Ma, si dice a Napoli, il cane morsica chi è già ridotto in stracci: Fioroni ha proseguito, indifferente, a sforbiciare, prevedendo altri 200 milioni di tagli (dopo la crisi di governo, ha detto che era un errore. Dopo).

Il Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa di cui fanno parte il Fondo d’Istituto, i soldi per le funzioni strumentali, per gli incarichi specifici, è ridotto oggi e scomparirà nel 2014.  In questa situazione si affaccia la necessità di trovare fondi (privati) che finanzino la scuola: così essi da un lato vengono chiesti ai genitori; da un altro si accredita sempre più l’idea di trasformare le scuole in aziende o Fondazioni, secondo il Fioroni pensiero; e lo stesso progetto di legge sulla riforma degli Organi Collegiali, anche se modificato più volte, ha proprio questo segno. In più, riduce la democrazia, lasciando liberi tutti gli Istituti di farsi un proprio Statuto in cui disegnare un modello fai-da-te di partecipazione dei genitori.

Contemporaneamente, le scuole private ricevono finanziamenti che superano l’importo dei tagli che la scuola pubblica subisce. L’istruzione pubblica sta diventando, sempre più, un servizio privato nei fatti. Presto lo diventerà anche ex lege. In spregio alla Costituzione.

La qualità del far scuola è precipitata. Le ore di insegnamento nella secondaria sono diminuite. La scuola primaria, dal punto di vista organizzativo, è diventata una specie di scuola secondaria in sedicesimo, arrivando all’insegnamento strettamente disciplinare anche in classe Prima e Seconda.  Le compresenze non esistono più e nemmeno la possibilità di nominare supplenti. Le classi sono divise in continuazione e soprattutto i docenti non hanno il tempo di fermarsi, di pensare, di riflettere su quello che accade. La formazione dei docenti non esiste più. Tutto è sempre un’emergenza. Le Indicazioni Nazionali (i “Programmi”) sono cambiate tre volte in otto anni.

Contemporaneamente i docenti sono vittime di attacchi ed insulti dei governanti. Il sistema disciplinare inasprisce le pene. I primi giorni di malattia sono sottoposti per decreto a decurtazione di salario. Il contratto non viene rinnovato. La vacanza contrattuale non viene corrisposta. Gli scatti di anzianità non vengono pagati. Gli stipendi sono fermi e non seguono l’aumento del costo della vita (mentre multe, tariffe, prezzi salgono con costanza). L’Invalsi, a cui le scuole sono ormai costrette, misura efficienza e rendimento delle scuole, per fare graduatorie e in futuro per corrispondere finanziamenti, più elevati per chi è “più bravo”.

 Sono sempre pendenti i progetti di legge che vogliono la “meritocrazia”: docenti “bravi” pagati di più, “così così” di meno, gli “asini” di meno ancora. L’autrice del progetto (Aprea) già sa, prevede o profetizza che queste categorie saranno rispettivamente: 25%, 50%, 25%. I Dirigenti saranno capitani d’azienda che potranno assumere e licenziare. Gli insegnanti, liberi professionisti (ma a stipendio bloccato). I servizi, appaltati.

Poco tempo fa, Profumo e Monti provarono ad elevare il numero di ore di lezione ai professori. Non ci riuscirono: ma perché le forze politiche che lo sostenevano si sentivano sotto consultazione elettorale. Ebbero paura. Dopo, si può scommettere che il tema tornerà. E questa volta per tutti. E aumentare il numero di ore vuol dire accrescere ancora il numero di alunni per docente: mai più il MIUR aumenterà il numero di ore del docente sugli stessi alunni. Non è economico.

Ecco come aumentare le ore frontali per tutti: perché mai solo nella primaria si dovrebbero dedicare due ore contrattuali per la progettazione didattica, mentre negli altri gradi di scuola non si fa? La soluzione è semplice: quelle due ore, diventano frontali. A costo zero. Non c’è il Fondo d’Istituto? Pazienza: basta obbligare gli insegnanti  -e qualche Dirigente lo già lo sta facendo- a fare ugualmente tutti i lavori che prima il Fondo compensava con qualche euro. Domani, dopo le elezioni, sarà uno scherzo emanare una direttiva ministeriale che metta tra gli obblighi connessi all’insegnamento (le famose “40 ore” che potrebbero diventare 80 o 100 per decreto: credete che ne abbiano paura?) tutto quello che oggi i docenti fanno oltre all’orario frontale.

 Che, s’intende, sarà il minimo indispensabile. Al MIUR non importa un fico secco di orpelli e bizantinismi come la promozione del successo formativo, la formazione delle classi, magari un progetto di ricerca-azione! Invece, al MIUR sembrerà opportuno aumentare l’orario frontale di lavoro a tutti. Perché solo i professori? Si può fare per decreto: il contratto non esiste più. E un decreto è più forte di un contratto.

 Intanto, il riconoscimento per legge dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento ha una ricaduta sulla mole di lavoro dei docenti. Intanto, il sostegno è sempre di meno e scomparirà. Al MIUR sono stati chiari: non deve esistere più l’insegnante di sostegno, perché tutti devono essere insegnanti di sostegno. Come per gli specialisti di inglese: non servono più, perché tutti si devono specializzare. Come per i mediatori culturali ed i facilitatori: tutti devono diventare facilitatori.

Questa logica di specializzare tutti, però, non vale per gli insegnanti di religione. Quelli, non li tagliano mai. Hanno tagliato tutto, proprio tutto, ma non quello. Di quelle specializzazioni, c’è veramente sempre bisogno. E non tutti possono farlo, certo: chi lo può fare (con i soldi dello Stato), lo decide la Curia Arcivescovile. Sono 30 mila in Italia. Un quinto del personale che è stato tagliato dalla coppia Gelmini-Tremonti.

Intanto Profumo -e prima di lui Gelmini- continua a caricare sulle spalle di docenti (ma anche di ATA) compiti sempre nuovi, sempre più delicati, sempre più pesanti. E’ della fine di dicembre 2012 la notizia che, per direttiva ministeriale, tutti gli alunni che abbiano un qualsiasi tipo di difficoltà di apprendimento, anche di origine socioambientale, anche senza certificazione, dovranno avere un Piano Didattico Personalizzato. Perché dobbiamo fare una scuola di qualità. Dobbiamo personalizzare.

Non importa se abbiamo le classi pollaio. Non importa se migrano di classe in classe gli alunni che vengono smistati. Anche così, l’insegnante deve sempre personalizzare l’insegnamento. Anche se deve correre da una classe all’altra. Anche se ha duecento o trecento alunni (è il caso di alcuni insegnamenti della secondaria dopo la saturazione a 18 ore). Deve personalizzare, anche se non ha tempo che per progettare una sequenza di lezione, lezione, verifica. In una classe, e poi in un’altra, e poi in un’altra. Perché alla fine deve fare un documento di valutazione. E, se è fortunato, anche una certificazione di competenze. O un esame di Stato. Personalizzato.

E’ vero, è un elenco di mali lungo e noioso.

Ma qui non si ribella nessuno.

E domani andrà sempre peggio.

Gli insegnanti non vedono che accettando così, supinamente, tutto, domani riceveranno una nuova mazzata. E poi dopo, ancora. E poi, dopo, un’altra.

Non serve pensare a smettere di fare le gite scolastiche, a non accettare funzioni strumentali, a non svolgere lavori di commissione. Non serve perché questo atteggiamento copre chi dei docenti non vuole, non ha mai voluto spendersi. Perché questo è quello che realmente il MIUR si aspetta dal mondo della scuola: una scuola senza fisime, che insegni finalmente la grammatica, che è questa ubbia del cooperative learning? I Ministri questo vogliono: il grembiulino, leggere, scrivere, far di conto. Alle secondarie, studio selettivo, duro, matto e disperatissimo. Chi sostiene che, privando la scuola del valore aggiunto dato da tutto ciò che non è frontale, i governanti si piegheranno, non ha capito bene. Questo è proprio quello che i governanti vogliono.

 La categoria docente sembra essersi rassegnata a non essere categoria. Sembra disposta ad accettare uno schiaffo dopo l’altro. Non reagisce alla distruzione dell’idea stessa di scuola della Costituzione. Ma è proprio per questi motivi gli insegnanti non vengono ascoltati mai. Vengono vilipesi, maltrattati, persino raggirati, anche da chi dovrebbe guidare la scuola italiana.

Occorre -e questa è l’unica speranza- che essi costruiscano un’alleanza con i genitori. I genitori non sono una categoria: sono cittadini di ogni categoria. Per questo, proprio per questo fanno paura, se si organizzano. Perché un papà, una mamma, di fronte allo star male di suo figlio, di sua figlia, non guarda in faccia a nessuno.

Insegnanti e genitori sono alleati naturali. Vogliono le stesse cose: una scuola buona per tutti, dove tutti possano costruire lo stare insieme, la cultura, ossia gli occhi per leggere la realtà. Una buona scuola.

Ecco perché a Senago si è costituito il Comitato Buona Scuola.

 Ma di esso, inspiegabilmente -o forse anche troppo spiegabilmente- fanno parte troppo pochi insegnanti. I genitori, che partecipano anche in buon numero, ne sentono la mancanza. Questo è un appello agli insegnanti.

Svegliatevi, prima che sia troppo tardi. Prima che vi ritroviate in una scuola irriconoscibile, un’azienda, dove la cultura diventa merce e l’alunno un numero.

Prima che le condizioni di lavoro peggiorino ancora.

Venite a distribuire un volantino, intervenite, dite la vostra. Venite a fare una proposta per immaginare la nuova scuola possibile. Sarete riconosciuti, finalmente, per quello che siete: uno dei fattori propulsivi che mettono in movimento il futuro.

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