Tutti disabili?

disabilità
I frutti avvelenati del ministro Profumo si moltiplicano. Dopo il discusso varo del Sistema Nazionale di Valutazione, che un ministro dimissionario non avrebbe mai potuto decidere, abbiamo un nuovo capolavoro di Profumo, degno continuatore della politica gelminiana.
Il MIUR, il 6 marzo 2013, ha “finalmente” tramutato in Circolare Ministeriale una Direttiva del 28 dicembre 2012. Che efficienza! In due mesi sono riusciti a trasmettere alle scuole un documento. Ma, leggendo il documento, molti si sono resi conto che sarebbe stato meglio se non ci fossero riusciti.
Questo il contenuto del provvedimento: il MIUR ha deciso che per ogni alunno/a con difficoltà è necessario preparare un Piano Didattico Personalizzato, anche in mancanza di una diagnosi o di un accertamento.
Per chiunque sia in difficoltà: che sia non italofono, che versi in condizioni di disagio socioambientale, che abbia un disturbo specifico dell’apprendimento, un ritardo evolutivo, la sindrome di deficit dell’attenzione, o anche che versi in una generica condizione di difficoltà scolastica…
Sono tutti alunni, a detta del MIUR, che hanno “Bisogni Educativi Speciali”.
L’aggettivo “speciale” viene usato, nella letteratura scientifica, per identificare le pratiche scolastiche pensate a favore dei soggetti con disabilità, o diversamente abili. La nuova categoria comprende potenzialmente tutti gli alunni, anche quelli che hanno difficoltà momentanee.
Il provvedimento si può giudicare aberrante per molti motivi.
Eccoli:
1) La “personalizzazione” è la versione ideologicamente connotata, di quella che veniva chiamata prima “individualizzazione”. Dietro il termine c’è la filosofia dell’educazione personalistica, di matrice cattolica. Chiunque può informarsi sull’origine del termine e sul nome di Maritain. E’ una presa di posizione di parte imposta da chi dirige il Ministero. Può una filosofia essere imposta a tutti?
2) In un momento in cui le scuole vedono un aumento vertiginoso del carico di lavoro del personale, un taglio delle compresenze (nella primaria), un aumento del numero di alunni, una diminuzione delle ore di insegnamento (nella secondaria), il taglio delle risorse finanziarie, il sottodimensionamento degli organici di sostegno, pensare di risolvere i problemi di mancanza di individualizzazione con una Circolare è ipocrita ed irrealistico. I bambini con difficoltà staranno meglio? C’è da dubitarne.
3) La concezione per cui tutti sono diversi e nessuno è normale colloca tutti gli alunni/le alunne “fuori” da un percorso culturale condiviso. Ognuno avrà il suo, “personale”. Il pensiero del grande psicologo e pedagogista Vygostkij è archiviato, il servizio è a domanda individuale. La scuola non deve differenziare l’approccio tra un alunno con disabilità comprovata ed un altro. Le cause ambientali della difficoltà scolastica vengono parificate ad un disturbo. Tutti disabili, allora?
4) L’idea di base, nemmeno tanto taciuta dal MIUR, è l’eliminazione degli insegnanti di sostegno perchè tutti devono essere insegnanti di sostegno. Tutti gli alunni/le alunne hanno bisogni educativi speciali, perciò tutti gli insegnanti devono rispondervi. Ecco creato un alibi di rango per eliminare tutti gli insegnanti di sostegno e riciclarli come docenti di classe. Non c’è forse il disegno di risparmiare ancora, travestito da filosofia dell’educazione?
5) Invece che di “Bisogni educativi” si dovrebbe parlare di diritti educativi. Ma questa parola è ormai desueta. Quanti la usano, nel Palazzo?

C’è da essere indignati. Ma anche da chiedersi perchè, a scuola, nessuno lo dimostra.

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