“Il rinnovo di un mandato lungo mal si confà alla forma repubblicana dello Stato”

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano è stato eletto eletto per la seconda volta alla massima carica dello Stato. Più che Capo di una repubblica, pare avere instaurato una monarchia.
 
E’ bene ricordare le parole del Presidente Emerito Carlo Azeglio Ciampi, a cui fu offerta la possibilità di ricoprire per un secondo mandato la carica di Presidente della Repubblica: “Nessuno dei precedenti nove presidenti della Repubblica – scriveva Ciampi – è stato rieletto. Ritengo che questa sia divenuta una consuetudine significativa. E’ bene non infrangerla. A mio avviso, il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato“.
 
La Carta Costituzionale italiana non esclude espressamente la possibilità di un secondo mandato per il Presidente della Repubblica, ma non è certamente un caso se fino ad oggi, dopo sessantacinque anni di Repubblica Italiana, la cosa non era mai accaduta.
 
La durata di sette anni era stata studiata dai Padri Costituenti per evitare che si potesse sovrapporre  la durata del mandato presidenziale con quello di una legislatura e si tratta di un periodo congruo. Se fosse stato necessario un mandato più lungo, la Costituzione lo avrebbe previsto.
 La rielezione di Napolitano non tiene conto di questa considerazione e configura de facto l’istituto del presidente a vita.
 
Ma perchè, dopo sessantacinque anni, si è arrivati a questo?
I dieci Presidenti che hanno preceduto Giorgio Napolitano non hanno mai avuto a che fare con una crisi della politica e della stessa democrazia a cui si assite adesso.
La rielezione di un Presidente che avrebbe dovuto terminare il mandato ne è la prova: partiti screditati e inefficaci al compito non hanno saputo trovare un accordo per riaprire la scena politica, che resta così congelata allo stesso punto in cui erano cominciate le agoniche trattative per la creazione di un nuovo governo dop le elezioni.
Insomma, dopo tanto clamore e tanti inciuci, siamo al punto di prima.
 
L’improvvida e senz’altro anticostituzionale iniziativa con la quale lo stesso Napolitano nominò nel mese di marzo il gruppo dei “Dieci saggi” avrebbe dovuto suggerire di non riconfermargli l’incarico: gli “uomini del Presidente” ebbero da lui il compito di formare un programma di governo senza il governo e senza mandato democratico, come se quella italiana fosse stata una repubblica presidenziale.
 
La riconferma di Napolitano al Quirinale va nella stessa direzione presidenzialista: di fronte all’incapacità dei partiti di fare politica, il potere passa gradualmente nelle mani di un solo dignitario. E’ un pericolo per la democrazia, che già vacilla sotto il peso della putrefazione dei partiti.
 
Il popolo italiano, che si dotò sessantacinque anni fa di una Costituzione che ancora oggi è giudicata tra le più avanzate del mondo, dovrebbe vigilare sul rispetto della Carta, che oggi appare travalicata proprio da chi dovrebbe esserne il garante.
 
 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...