La via maestra

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Il 12 ottobre verrà organizzata a Roma una manifestazione in difesa della Costituzione.
Ci sono molti motivi per partecipare.
 
La Costituzione va difesa perché è sotto attacco. E l’insidia più grossa di questo attacco è il fatto che nessuno ne parla, sembra un fatto di routine e pochi ne sono consapevoli. L’attacco è in primo luogo il tentativo di modifica dell’articolo 138, che è la “serratura” della Carta. Modificato quello, di essa ogni governo potrà fare ciò che vuole.
Viene persino trascurato il fatto che gli esiti di un referendum perso dai nemici della Costituzione proibisce il suo stravolgimento. Il popolo italiano ha già detto che la vuole così come è stata scritta dai Padri Costituenti.
La nostra Carta è la Costituzione più bella del pianeta: ma quello che viene ripetuto continuamente dai suoi nemici è che non va bene, che è superata, che va cambiata. Per costoro chi la difende è “conservatore”. E allora rivendichiamo il nostro esserlo, se ciò vuol dire “conservare” la Carta.
Le modifiche che verrebbero aperte dalla riscrittura dell’art. 138 sarebbero modifiche sulla seconda parte della Costituzione: ma essa è un tutto armonico e tenere intatta la prima parte con lo stravolgimento della seconda è un controsenso.
Gli attacchi non iniziano adesso. I primi attacchi alla Costituzione sono stati fatti innanzitutto da chi non hanno voluto applicarla. Il lungo ritardo dell’insediamento di alcuni suoi Organi (per esempio, la Corte Costituzionale, riunita per la prima volta nel 1956) ne è un esempio.
Ma la stessa negazione dei suoi principi fondamentali costituisce un attacco.
Se lo Stato deve “rimuovere gli ostacoli” che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, se la scuola privata deve essere “senza oneri per lo Stato“, se l’Italia “ripudia la guerra“, se la Repubblica “è fondata sul lavoro“, se è “democratica“, se la sovranità popolare deve essere esercitata “nei limiti e nelle forme” previste dalla Carta e tutte queste cose non avvengono, ci troviamo di fronte ad un attacco alla Costituzione. Come lo è stato il continuo ricorso governativo al Decreto Legge, che dovrebbe essere usato solo nei casi di necessità e urgenza, il cui abuso ha deprivato il Parlamento della sua possibilità legislativa.
Ma in Italia oggi non si abusa solo dei Decreti Legge: si abusa anche delle parole. L’attacco alla Costituzione è anche un continuo e progressivo stravolgimento del significato delle parole, una mistificazione del loro senso: la guerra diventa missione di pace, l’illegalità diventa legale, chi vuole il progresso diventa conservatore. Così parlare diventa impossibile, perché per farlo servirebbe concordare nuovamente che senso dare alle parole che vengono pronunziate.
Che cosa fare? Come difendere la Carta?
Visti gli attacchi, la cosa più sensata da fare è difenderla chiedendo la sua applicazione.
Le lotte degli operai per i loro diritti e per la loro dignità, il contrasto ad una disoccupazione dilagante, il risollevamento delle condizioni miserabili in cui sono state gettate scuola e Università, il diritto al voto amministrativo per i migranti, la rivendicazione delle possibilità di reinserimento sociale degli ex detenuti, sono solo alcune delle lotte che costituiscono di per sé una difesa della Costituzione.
Ma due sono gli argomenti più importanti, in questa lotta: la scuola ed il lavoro.
Difendere la scuola pubblica, cioè quella dello Stato, è difendere la Costituzione perché un popolo privo di strumenti culturali e critici è un popolo facile da dominare, fatto di sudditi. Il che è il contrario della democrazia, che è fatta dalla scelta consapevole. La scuola sta inabissando il suo livello e segmenti del sistema formativo italiano che una volta erano all’avanguardia sono precipitati in basso. Oggi solo il 20 per cento degli italiani ha le capacità culturali che consentono di orientarsi nella vita della società contemporanea. La scuola si sta trasformando in una scuola di classe: è destinato a riuscire a scuola chi proviene da famiglie più ricche ed è destinato all’insuccesso chi proviene dagli strati più poveri della società. Questa è una ferita alla Costituzione e per i suoi nemici la garanzia del dominio.
L’altro elemento centrale è il lavoro.
Nessuno ha chiesto ai lavoratori se preferivano un sistema pensionistico invece di un altro. Nessuno chiede ai metalmeccanici se approvano un contratto firmato da qualche sindacato. Alla stessa maniera in cui nessuno chiede agli abitanti di una regione se vogliono che il loro territorio sia sconvolto da grandi opere.
Il lavoro non è rappresentato in Parlamento e gli stessi sindacati, nessuno escluso, fanno una grande fatica a riconoscere che la democrazia, e la Costituzione, sono qualcosa di diverso da come stanno andando le cose adesso.
La democrazia rappresentativa è in crisi ed i partiti, invece di giocare gli equilibrismi per dimostrare chi vince e chi perde, dovrebbero porsi il problema del popolo che non va più a votare perché non ne vede il senso o perché è disgustato, per il fatto che ogni decisione è solo e sempre subìta.
Allo stesso modo, i sindacati dovrebbero chiedersi perché si trovano di fronte ad una società sempre meno sindacalizzata.
E intanto, il nostro Paese si sta deindustrializzando: aziende importanti emigrano, vengono vendute, chiudono. Sugli stabilimenti Fiat di Termini Imerese grava una spada di Damocle: o si riesce a trovare una soluzione entro l’anno -come la sua acquisizione da parte di un compratore- oppure il suo destino è segnato.
Eppure la nostra Repubblica è fondata sul lavoro.
I lavoratori imparano la Costituzione in fabbrica: rivendicando il lavoro ed i diritti, la dignità di persone umane, tutti princìpi enunciati nella Carta. Perciò la lotta della Fiom alla Fiat è la lotta per la Costituzione.
La manifestazione del 12 non sarà un punto di arrivo. Sarà un punto di partenza. Vuole essere lo stimolo per creare un movimento in difesa della Costituzione.
La Costituzione diventa un linguaggio inclusivo: se parliamo tutti la lingua della nostra Carta, potremo intenderci molto più di quanto non sia possibile adesso, che il linguaggio della politica falsa e travisa i significati.
Attorno alla Costituzione possono convergere quelli che hanno un partito e quelli che non ce l’hanno; quelli che hanno un sindacato e quelli che non ce l’hanno. Il nascituro movimento deve essere inclusivo come la Costituzione lo è.
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