Che cosa succede alla scuola pubblica di Senago

 

 

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Anche le scuole senaghesi saranno strangolate da una nuova stretta economica: la nuova riduzione del Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa (MOF).

Si parla in continuazione di questa riduzione (il 33% in meno dell’anno scorso, che aveva avuto una riduzione del 30% sull’anno precedente), ma il MIUR non dice esattamente quanti soldi darà e quanti toglierà. Il che aggiunge al danno l’incertezza e l’impossibilità di programmare.

Alle famiglie le scuole richiedono aiuto economico, ma le famiglie sembrano sempre meno intenzionate a contribuire: nell’Istituto Marco Polo, nell’anno scolastico scorso, circa l’80% dei genitori versò il contributo volontario; quest’anno lo ha fatto solo il 77%. Si possono trovare spiegazioni diverse, ma è un fatto: alla scuola vengono a mancare fondi anche del contributo volontario.

L’Associazionismo locale sta facendo tutto quello che può per contrastare il depauperamento della scuola. Ma è un’ignominia che la scuola debba affidare sempre più la sua esistenza non allo Stato come vorrebbe la Costituzione, ma all’intelligenza o alla buona volontà dei genitori.

Si assisterà ad un ulteriore ridimensionamento delle attività dei docenti, che ben presto si ridurranno, se si continuano a tagliare i fondi MOF, esclusivamente alle lezioni in classe. E invece c’è una parte di lavoro molto importante che gli insegnanti fanno fuori dal “rapporto frontale” con gli alunni.

E l’Amministrazione Comunale di Senago?

Dopo il troppo lungo tempo che ha richiesto l’avvicendamento tra Assessori, si assiste ad un segnale positivo: la convocazione del Gruppo di Lavoro per l’Inclusione (G.L.I.).

Il Comune, cioè, ha chiamato le scuole di Senago a sedersi intorno ad un tavolo per parlare delle politiche di inclusione scolastica (ora si dice così) degli alunni in difficoltà. 

La cosa negativa è che il MIUR ha imposto alle scuole, con una legge dello scorso anno, che nei G.L.I .si parli di “BES“, “Bisogni Educativi Speciali”.

L’idea di BES equipara tra loro tutti gli alunni con difficoltà, anche quando la difficoltà è causata magari dalla scuola che non risponde ai diritti dei bambini. I bambini con qualsiasi tipo di difficoltà, anche momentanea, sono parificati ai soggetti disabili, che invece hanno il diritto di avere un’attenzione specifica. L’idea di BES è fuorviante. E i G.L.I. si basano sui BES.

L’Amministrazione Comunale non può, però, inventarsi una sua legge di politica scolastica nazionale e ha convocato il G.L.I. Se in questo gruppo di lavoro cittadino non si cadrà nella trappola dei BES, allora la sua azione potrà essere di grande rilievo. Non dipende solo dal Comune, ovviamente: dipende dagli Istituti Scolastici che parteciperanno.

Ma l’azione dell’Amministrazione Comunale è lodevole soprattutto perché mette in rete i soggetti che si occupano di bambini e ragazzi in difficoltà. E’ importante che il Comune promuova una interlocuzione seria e stabile tra i due Istituti di Senago.

Però ci sarebbe da aspettarsi che il Comune vada avanti e ricostituisca, gradualmente, una rete che metta insieme non solo le Istituzioni, ma anche i soggetti associativi di altra natura, che siano capaci di promuovere tra bambini e ragazzi l’idea di cittadinanza: è una richiesta che il Comitato Buona Scuola fece al Comune il febbraio scorso ma che a tutt’oggi non ha avuto ancora una risposta concreta.

C’è un’altra cosa che il Comune non ha fatto e che invece sarebbe urgentissima: l’approvazione del Piano Diritto allo Studio.

Le scuole continuano a non sapere su quali fondi potranno contare; quest’incertezza si somma a quella causata dallo Stato. E non va bene.

Siamo alla metà di novembre.

 

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