Ministro Carrozza: un bilancio negativo

bilancio in rosso

Il Governo Letta è in carica dal 28 aprile 2013 e non appare anticipato ormai dare un giudizio sulla politica scolastica del ministro Carrozza.

Per farlo, occorre passare in rassegna quello che ha fatto, che non ha fatto e quello che vuole fare.

Nell’anno scolastico 2013-2014 MIUR e MEF hanno disposto un nuovo taglio ai fondi per il Miglioramento dell’Offerta Formativa e quindi ai Fondi d’Istituto.

Carrozza ha disposto un piano di assunzione dei docenti di sostegno che coprirà a malapena il turn-over. Non c’è un piano di assunzioni dei docenti su posto comune. Il precariato è ancora maltrattato e utilizzato contro le indicazioni perfino dell’Unione Europea. Il giudizio su questi aspetti non può che essere fortemente negativo.

Gli edifici scolastici sono per la maggior parte in condizioni pietose.

Carrozza ha fatto approvare l’8×1000 per l’edilizia scolastica: provvedimento utile ma insufficiente.

Il Governo ha anche stanziato per la questione 150 milioni con il decreto “Fare” ed altri 800 milioni da spendere in tre anni, reperiti mediante mutuo con la Banca per lo sviluppo europeo: cioè abbiamo un altro debito.

Si tratta di una media di 266 milioni all’anno, anche se in realtà la ripartizione non è uniforme. Sono stati già sbloccati 112 milioni e il 29% degli interventi riguarderà l’amianto, di cui le nostre scuole sono piene. E’ difficile abbozzare un preventivo della spesa complessiva necessaria, ma il panorama è preoccupante. L’impressione è che queste somme stanziate siano solo una frazione di quello che sarebbe necessario. E poi, chi è sicuro che nei prossimi anni questi soldi saranno esigibili?

Un “merito” di Carrozza è essere riuscita a impedire il prelievo forzoso sugli stipendi dei docenti. Non tranquillizza il fatto che i docenti prendano in questo modo gli scatti che avevano maturato perché i soldi che il Governo voleva recuperare derivavano dai tagli ai fondi per il Miglioramento dell’Offerta Formativa degli scorsi due anni.

Insomma non c’è stato un reinvestimento.

Gli insegnanti eliminati non sono ritornati e la qualità del servizio è peggiorata: le classi sono affollate e spesso vengono divise quando c’è un’epidemia influenzale che tiene a casa più docenti di quanti si riesca a sostituire con risorse interne; gli insegnanti hanno più alunni e più classi, corrono avanti e indietro e non riescono più a seguire la didattica, sono costretti a non fermarsi mai; e così non si fermano mai nemmeno bambini e ragazzi. Non è possibile più fare Commissioni di lavoro, né formazione dei docenti.

Il modo per rifinanziare la scuola, il Governo, l’aveva avuto: si chiamava Legge di Stabilità. Se il Governo avesse voluto, avrebbe potuto rifinanziare con essa la scuola: ma non lo ha fatto.

E intanto, per l’Invalsi e i suoi quiz che vengono somministrati a tutti, si spendono milioni di euro: una sola prova costa due milioni e il bilancio Invalsi è oscuro, ma dovrebbe aggirarsi attorno ai venti milioni annui.

Solo dai tagli sulla scuola anche lo scorso anno lo Stato ha risparmiato un miliardo di euro circa. La scuola anche per Carrozza è un bancomat.

L’idea sbagliata e scientificamente infondata dei “Bisogni Educativi Speciali” fu introdotta dai predecessori di Carrozza, con lo scopo di fare a meno definitivamente degli insegnanti di sostegno: tutti gli alunni hanno in qualche modo Bisogni Educativi Speciali, quindi tutti gli insegnanti sono di sostegno. Oggi gli effetti normativi di quell’idea proseguono; si spendono anche soldi per la “formazione” sui BES, cosa assurda.

Viene sviluppata anche da Carrozza, in perfetta continuità con Gelmini e Profumo, l’idea del sistema di valutazione delle scuole, fondato solo sull’Invalsi: originariamente doveva avere tre “gambe”: un nucleo interno, un ispettore esterno e l’Invalsi, ma… è rimasta solo lei.

In tutto questo caos, prosegue, anche con Carrozza, la vicenda umoristica del Registro Elettronico: la Spending Review lo rese obbligatorio, ma le scuole non hanno le infrastrutture per farlo funzionare né possono permettersi la formazione per l’uso del software. I laboratori di informatica delle scuole sono in massima parte vetusti e inadatti. Ma la cosa continua a comparire come un fiore all’occhiello del MIUR.

Tra le cose sbagliate che Carrozza ha deciso c’è la riduzione sperimentale del liceo a quattro anni. Dare meno scuola non è meglio di dare più scuola. Ma Carrozza la pensa diversamente.

A quello che ha già fatto, o non fatto, bisogna aggiungere quello che Carrozza dice di voler fare.

Prima dell’approvazione della Legge di Stabilità, Carrozza cercò di introdurre, come collegato, notato quasi da nessuno, un disegno di legge delega per la riforma della scuola. In pratica, come tutte le leggi delega, era una scatola vuota che poi a colpi di decreto il Governo avrebbe “riempito”. E come metodo già non andava bene. Nel disegno di legge delega i titoli da riformare erano esattamente gli stessi del mai ritirato disegno di legge Aprea-Ghizzoni, quello che rappresentava la deregulation degli organismi di partecipazione democratica della scuola (scompariva anche il rappresentante dei genitori) e di stato giuridico dei docenti, che sarebbero stati trasformati in prestatori d’opera a chiamata, dei finti liberi professionisti, nel modello della Corporazione. E, come contenuto, c’era di che preoccuparsi fortemente.

Quando, quasi per caso, qualcuno se ne accorse e protestò, come l’Associazione per la scuola della Repubblica, Carrozza ritirò il disegno di legge delega.

E’ stata invece approvata, nella Legge di Stabilità, la delega al Governo (sempre delega!) sulla semplificazione, all’interno del quale continuano a comparire i temi cari ad Aprea-Ghizzoni, compresa la riforma degli Organi Collegiali. Tuttavia pende un emendamento che propone la soppressione della delega per la riforma degli OOCC. Quindi, il pericolo non è ancora cessato.

Carrozza ha inoltre affermato di voler indire una “Costituente” per la scuola che dovrebbe dare indicazioni per le sue “riforme”. Il che sarebbe una cosa buona, se veramente interrogherà il mondo della scuola. Ma è legittimo avere dubbi.

Anche la Moratti lo fece, interrogando soggetti di comodo o corrivi al suo cotè politico. Carrozza farà lo stesso o davvero vorrà ascoltare genitori, insegnanti, studenti? Si può pronosticare che non ascolterà nessuno se non le solite associazioni ed i sindacati. Tra l’altro, non ci sono le risorse e forse la volontà per fare davvero una consultazione che non sia on line o posticcia. Faranno qualche riunione a Roma e diranno che hanno ascoltato la scuola. A questa misteriosa “Costituente” verrebbe affidato il compito anche di indicare le direzioni per una riforma della scuola media.

Carrozza inoltre si è espressa in merito al dato della dispersione, cioè l’abbandono della scuola da parte dei ragazzi, fenomeno che in Italia è drammaticamente al 17%. Il ministro vuole appaltare i progetti di contrasto alla dispersione all’esterno della scuola. L’idea appare sbagliata, ma bisognerebbe saperne di più, visto che si tratta solo di dichiarazioni. Se quest’affidamento all’esterno significherà lo stanziamento di risorse finanziarie per l’impiego di consulenti esterni che formino i docenti al compito del contrasto della dispersione, allora sarebbe una buona idea: nessuno ci sa mettere veramente le mani ed occorrerebbero ricerca ed azione.

Ma invece la cosa potrebbe tradursi in un ingresso sul campo dei privati, che potrebbero non agire per l’interesse pubblico. I sistemi regionali di formazione potrebbero essere i collettori di questi soldi, non ancora stanziati, per rafforzare l’idea Lega-Formigoni di un terzo polo federalista del sistema d’istruzione, dopo quello pubblico e quello privato. Insomma, perchè Carrozza non dice che vuole dare risorse alle scuole affinchè esse ricerchino e mettano in atto politiche di prevenzione della dispersione? Questa sarebbe la via maestra.

In definitiva, i meriti del ministro Carrozza sono molto pochi e i demeriti prevalgono in maniera schiacciante. Detto con altre parole, è un pessimo ministro.

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