Volontari a Senago

Puzzle colorato

A Senago c’è qualcuno che si sta occupando della sistemazione del verde pubblico. Sono volontari. L’Amministrazione Comunale non ha più i fondi necessari per far funzionare adeguatamente i servizi e ricorre al volontariato, promuovendolo e organizzandolo.

Così l’assessore Marco Campagner ha messo insieme ventisette persone e, con una (modica) spesa relativa all’assicurazione dei volontari e all’acquisto di qualche attrezzatura, ha organizzato la pulizia, la falciatura dell’erba, la potatura, dando la priorità agli spazi verdi delle scuole pubbliche.  L’iniziativa è positiva: l’alternativa sarebbe l’incuria degli spazi verdi e quindi il peggioramento della vita di tutti coloro che li frequentano, in primis i bambini.

Ma perché l’Amministrazione si affida al volontariato? La risposta è in qualche cifra. Mentre nel 2007 il Comune poteva spendere 254 mila euro per la manutenzione del verde, nel 2013 ha potuto stanziare 57 mila euro. Quest’anno i fondi sono meno della metà dello scorso anno.

Questo tracollo non riguarda solo Senago e non riguarda solo la cura dei giardini: purtroppo, si tratta di una crisi generalizzata dei servizi comunali in Italia.  Senago ha scelto di rispondere appoggiandosi al volontariato. Lo sta facendo in maniera strategica e non solo nel settore della manutenzione del verde: sono volontari quelli che imbiancano la scuola dell’infanzia di via Liberazione, come quelli che seguono bambini e ragazzi nei servizi del progetto educativo extrascolastico “La somma fa la differenza”.

Non si può negare che un Comune, in questo modo, abdichi ad un suo compito preciso: il welfare dei cittadini. Ma da un lato sembra che non ci sia altra scelta; da un altro, nell’impegno volontario c’è un elemento di progresso civile: se si considera il fenomeno come una mobilitazione dei cittadini a favore dell’ambiente e delle persone, si può definire quest’impegno come partecipazione popolare.

E un Comune la promuove opera in direzione della democrazia e della cittadinanza attiva.

Se verrà un giorno in cui ai Comuni italiani verranno nuovamente attribuite le risorse per una propria politica dei servizi, sarebbe bello pensare che non per questo le esperienze del volontariato debbano interrompersi. E che i volontari implementino l’azione dei servizi, per ampliarli, migliorarli, democratizzarli.

Sarebbe bello pensare ad un Comune in cui le politiche sociali vengono condivise e che tutti i cittadini si prendano qualche responsabilità compiendo scelte consapevoli, non soltanto nelle scadenze elettorali.

Chi partecipa “dal basso” prende parte anche alla costruzione del futuro della collettività. Potenzialmente, con il volontariato e le altre forme di partecipazione, è la stessa collettività che cura sé stessa e realizza una forma di autogoverno democratico del bene comune. Parzialmente, è vero: ma è sempre un buon inizio.

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