La riforma Renzi è legge, ma la lotta continua

La scuola che vogliamo

Il 12 luglio, a Roma, si è svolta l’assemblea nazionale dei gruppi di base che sono stati attivi in tutta Italia nella mobilitazione contro la riforma Renzi della scuola.

L’assemblea è stata indetta dai Comitati Legge di Iniziativa Popolare.

Oltre ai Comitati Lip scuola, erano presenti diversi altri gruppi e realtà organizzate, oltre che partiti e sindacati.

Il “sunto” delle posizioni emerse è contenuto nel documento finale, che rappresenta una mediazione tra le diverse posizioni emerse. Forse questo spiega la sensazione di …scarsa durezza avvertita da qualcuno alla lettura del testo.

L’assemblea aveva il compito di discutere le strategie per continuare il contrasto da esercitare nei confronti della riforma.

Uno dei motivi di urgenza era contenuto nel fatto che diversi soggetti nazionali stavano sostenendo l’opportunità dell’inizio immediato delle procedure per un referendum abrogativo. L’embrione di partito di Civati (“Possibile”) aveva già affidato ad un giurista l’incarico di formulare i quesiti. Nel movimento, inoltre, circolavano da tempo voci incontrollate sulla prossima apertura della campagna di raccolta firme.

Il referendum è stato definito nel documento finale “una delle strade da praticare”.

Il movimento di difesa della scuola pubblica ha rivendicato per sé la possibilità di organizzare un referendum, facendo capire molto chiaramente ai partiti politici che una strada del genere sarebbe percorribile solo se coinvolgesse la scuola partendo da essa e che nessuna strumentalizzazione dei partiti sarebbe stata tollerata. Un referendum calato dall’alto, la cui campagna iniziasse a scuole chiuse, rappresenta una strada sbagliata e suicida. Anche questo elemento è stato fatto capire molto chiaramente.

Tutti partiti presenti hanno preso atto della posizione espressa dalle realtà di base e si adegueranno ad essa.

Per questo, se si esclude la remota possibilità di inaspettate alzate d’ingegno, si può affermare che l’idea di un varo immediato della campagna referendaria è definitivamente tramontata.

L’assemblea dà dunque due appuntamenti nazionali: il 5 settembre, a Bologna, i Comitati Lip riprenderanno in mano il testo della Legge Popolare per attualizzarlo e rilanciarlo, in modo che esso costituisca la base di una proposta alternativa alla “Buona Scuola” renziana.

Successivamente, il 6 settembre, vengono richiamate, sempre a Bologna, le realtà attive per considerare se lavorare al referendum ed in quale modo.

L’assemblea di Roma ha inoltre messo l’accento sulla necessità vitale di creare un collegamento con il movimento degli studenti e con i genitori. Senza una forte e costante presenza fuori scuola, saranno meno efficaci le possibili azioni dentro e viceversa. Si è parlato, ad esempio, delle Lezioni in Piazza, ma l’argomento sarà da riprendere.

La discussione ha anche evidenziato una continuità tra l’azione di Governo che riguarda la scuola e quella sulle politiche del lavoro; sarebbe necessario collegare la resistenza contro la riforma dentro la scuola ad altre lotte che in autunno verranno lanciate al di fuori di essa.

E’ stato inoltre individuato un comune denominatore anche tra la “Buona Scuola” e la legge elettorale (“Italicum”), accomunate dal restringimento della democrazia materiale.

Inoltre, l’assemblea ha preso in considerazione la necessità di avviare nelle scuole iniziative di lotta.

Il primo atto che potrebbe aprire nelle scuole la stagione renziana è l’elezione in seno ai Collegi dei Docenti degli insegnanti che andranno a far parte del nuovo Comitato di Valutazione. C’è stato chi ha proposto il boicottaggio della stessa elezione, chi invece ha proposto di entrare a farvi parte per disarticolarne la meritocrazia. L’assemblea non ha deciso per una linea piuttosto che per un’altra; in realtà, a seconda delle diverse realtà locali, potrebbe essere possibile o opportuna una tattica o l’altra. Si cercherà però di fare in modo che l’elezione possa essere rimandata nel tempo, in modo da avere il tempo di attrezzarsi in maniera efficace.

La discussione ha anche toccato il tema delle attività aggiuntive, ossia quelle che gli insegnanti svolgono per il miglioramento della qualità del servizio al di fuori dell’orario di lezione. L’assemblea lancia l’idea che i docenti si astengano in massa da esse, per mettere in crisi il funzionamento della riforma; qualcuno tuttavia trova rischiosa quest’azione, perché potrebbe lasciare aperta la possibilità che solo una piccola parte di docenti vicini al dirigente prendano decisioni importanti che riguardano la vita scolastica di alunni o insegnanti.

Insomma il lavoro da fare è ancora molto e per questo saranno necessari nuovi appuntamenti di riflessione: oltre a quelli, già citati, del 5 e 6 settembre a Bologna, alla metà di settembre a Milano verrà organizzata un’assemblea interprovinciale, sia per discutere modalità di organizzazione e lotta che per lanciare a livello locale la mobilitazione nazionale del 23 settembre, notte dell’equinozio e dell’equità, Notte bianca della scuola pubblica.

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