Se n’è andata

giannini

Stefania Giannini non è più ministra dell’Istruzione, dell’università e della ricerca.

Il nuovo premier, Paolo Gentiloni, l’ha sostituita.

Era ora.

Se n’è andata, o forse è stata cacciata.

La Giannini sarà ricordata come la portabandiera di una riforma forse non scritta da lei, ma sicuramente da lei fortemente sostenuta: quel coacervo di mostruosità organizzative, culturali, giuridiche chiamato “Buona Scuola”.

Una riforma-deforma che ha trasformato in legge quello che i più aberranti sogni della destra non erano riusciti a realizzare: la chiamata diretta del personale da parte dei dirigenti scolastici, la meritocrazia a scuola, il riconoscimento della differenza tra scuole di serie A e scuole di serie B e molte altre schifezze (per esempio, la deportazione dei precari), elementi che nessuno riuscirà mai più a cancellare perché è fallito il tentativo di indire un referendum abrogativo.

La scuola italiana non rimpiangerà la Giannini ed in molti sperano che sia lei a restare lontana dal governo della scuola.

Forse non è stata riconfermata perché il PD spera di usarla come capro espiatorio.

Ma è difficile pensare che inizierà una nuova stagione con il nuovo ministro, Valeria Fedeli.

Il governo Gentiloni è, a detta di molti, la fotocopia di quello precedente e per questo non sarà il cambio di un nome a portare alla neutralizzazione della peggiore riforma della scuola del dopoguerra.

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