Francesco Bilà: quali politiche per i più piccoli

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Chiediamo a Francesco Bilà, candidato sindaco di Sinistra Senago, quale politica pensa di attuare a favore dei bambini e dei ragazzi. Qual è l’idea principale?

La Città dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze.

Che cosa vuol dire?

Moltissime cose: educazione alla cittadinanza per i più piccoli e partecipazione alle scelte democratiche. Poi, iniziare a dare alla città una forma che si adatti alle necessità ed ai diritti dei bambini.

E come farete queste cose?

Iniziamo a creare una rete di tutti quelli che a Senago si occupano di bambini. Questa rete deve progettare il modo in cui permettiamo ai bambini di conoscere Senago e di sentirsene cittadini, e li interpelliamo, con i modi delle scienze educative, per sapere che immagine hanno della città e che cosa ne vorrebbero fare. Poi interpretiamo le loro idee e le realizziamo, nei limiti del possibile.

Impegnativo!

Vero, ma abbiamo le idee chiare. La parte di interfaccia con il mondo dell’infanzia toccherebbe a chi già se ne occupa. L’Amministrazione Comunale dovrebbe solo coordinare il lavoro di rete per dare ad esso una direzione univoca e coerente. Il risultato dovrebbe la costruzione di una città più adatta ai bambini. E una città adatta ai bambini è per forza una città migliore per tutti. Si tratta di un’azione di lungo respiro, ma un lungo cammino inizia sempre con un primo passo.

E poi?

Poi, ovviamente, c’è l’impegno per le scuole. Finanzieremo le private solo in via eccezionale, la priorità va alle scuole pubbliche, cioè quelle dello Stato. La spesa maggiore sarà il rinforzo delle attività educative a favore degli alunni diversamente abili. Lo Stato lascia privi di sostegno troppi bambini che ne hanno bisogno. Noi, responsabilmente, copriremo le loro necessità.

Le Amministrazioni precedenti lo hanno sempre fatto.

Noi continueremo e rinforzeremo l’impegno. Non mi vengano a dire “con quali soldi?”. I soldi per questo vanno trovati. Vogliamo aggiungere anche l’assistenza per gli alunni che non parlano l’italiano. Anche in questo caso lo Stato li lascia a loro stessi, le scuole non hanno risorse per attività mirate. Deve intervenire il Comune.

E per finire?

C’è il problema dell’abbandono scolastico. In Italia il 17% degli alunni lascia la scuola appena può farlo, cioè dopo i quindici anni. Il disagio che provoca questo fenomeno, però, non nasce ai quindici anni di età: nasce prima. Nasce anche nelle nostre scuole. Occorre allora diminuire il disagio scolastico: è da lì che nasce l’abbandono.

E che cosa c’entra il Comune di Senago?

Non esiste nessun coordinamento cittadino delle attività di prevenzione e monitoraggio del fenomeno, ogni Istituto va per conto proprio e nessuno raccoglie informazioni sui ragazzi che lasciano le scuole medie senaghesi per andare alle superiori. Se il Comune prendesse in mano il coordinamento delle attività di ricerca e di studio, supportando chi già se ne occupa, potremmo migliorare la situazione e la vita di tanti ragazzi.

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