Destra e Lega Nord: un patto contro natura, il declino della civiltà italiana

di Domenico Condito

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Nell’ultima polemica sullo Ius soli la Lega Nord si è opposta al provvedimento, levandosi strumentalmente a difesa dell’italianità. Ritengo che l’accostamento della “Lega Nord” alla “italianità” più che un ossimoro, ch’è una figura retorica con una sua dignità semantica, sia l’espressione di una cialtroneria senza ritegno. Un nonsenso che contraddice la storia stessa del Carroccio e la sua natura di forza politica che punta a dissolvere l’unità nazionale.

Con buona pace della Destra alleata con la Lega, l’obiettivo a lungo termine di questo movimento politico rimane la secessione delle regioni settentrionali del Paese, nonostante le false ritrattazioni degli ultimi anni. Il disegno di smembramento dell’unità nazionale è stato accantonato solo momentaneamente per puro calcolo strategico. In realtà, si vanno gettando le basi per creare uno Stato nello Stato, che prima o poi potrebbe cedere alla tentazione di realizzare il grande strappo.
Lo stabilisce lo Statuto della Lega Nord approvato il 20 giugno 2015, e dal Consiglio Federale il 12 ottobre dello stesso anno, vale a dire in piena era “salviniana”. In particolare, l’articolo 1, che definisce le “Finalità” del partito, sancisce solennemente quanto segue: «Lega Nord per l’Indipendenza della Padania (di seguito indicato come “Lega Nord”, “Lega Nord Padania” o “Movimento”), è un movimento politico confederale costituito in forma di associazione non riconosciuta che ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana». L’Articolo 1, scritto in italiano e non ancora in bergamasco, non lascia spazio ad alcun equivoco. La Lega Nord è una forza politica che persegue, per statuto, l’abbattimento dell’unità nazionale e la costituzione di uno Stato indipendente e sovrano: la Padania.

Per questo ritengo che una delle più gravi responsabilità della Destra italiana, da Berlusconi in poi, sia stata proprio quella di allearsi con la Lega, un tempo forza politica minoritaria, sdoganandola e consentendole così di diventare una forza politica determinate nel nostro Paese. Loro, gli araldi del pletorico amor di patria e dell’indissolubilità della nazione, hanno accettato di allearsi e di governare, ieri a Roma e oggi in tante realtà locali, con un partito che tiene in odio l’italianità e l’unità del Paese. E tutto ciò per puro calcolo e opportunismo politico.

Questo patto scellerato e contro natura ha già modificato i connotati etici e culturali del Paese, e rischia di provocare danni irreparabili. L’Italia vive ormai come in esilio, lontano dal suo vero “luogo”, dove la civiltà del Rinascimento aveva indicato al mondo l’orizzonte della modernità. Un Paese ormai inconoscibile, scriverebbe ancora Anna Maria Ortese, in cui la degradazione è la dea del momento. Un patrimonio millenario di convenzioni e memoria delle convenzioni, di lingua e linguaggio del passato, mandato al macero, immolato alla dea della separazione, del distacco, dell’inconoscibilità.
Viviamo ormai in un Paese estraneo, senza averne neppure la consapevolezza. Un po’ per mancanza di senso critico; forse anche per la grandezza della catastrofe. È il declino della “civiltà italiana”, e “ogni civiltà stremata – scriveva Cioran – aspetta il suo barbaro, e ogni barbaro aspetta il suo demone”. Ed eccoli i nuovi barbari, emersi da remote profondità ancestrali, fare razzia di memoria, simboli, identità, i luoghi dell’anima sui quali avevamo costruito nei secoli il senso fondante d’una identità comune.

La Lega Nord è tutto questo. Il disprezzo dell’italianità, l’orrore della memoria nazionale, la disgregazione del Paese sono le ragioni fondanti della sua storia politica. E la secessione geografica, solo apparentemente abbandonata, è perseguita in realtà attraverso un’ampia e sistematica destrutturazione dei “simboli” comuni. Primi fra tutti, la lingua e il linguaggio. Scriveva Anna Maria Ortese: “Lingua e linguaggio; e memoria di lingua e linguaggio del passato; e degli affetti, i pensieri, i dolori delle passate generazioni, altro non sono lo sappiamo, che identità di nazione. Dunque libertà nazionale. E comincia con l’imposizione di un linguaggio, oppure, al contrario, con la distruzione sistematica del linguaggio originale di un Paese – su cui si voglia agire in profondità; comincia con questa aratura imponente del suolo umano qualsiasi seria operazione di colonizzazione”.
In Italia si parlava una lingua alta. Il pensiero che in essa è nato ha aperto l’era moderna, e a quel pensiero il mondo occidentale deve lo stesso concetto di “civiltà”. L’irruzione della Lega Nord sulla scena nazionale ne ha distrutto la grammatica, frammentato la sintassi, disperso il pensiero. E la distruzione della sintassi di un popolo ne segna inevitabilmente il declino, la ricollocazione in una dimensione primigenia, l’esilio dalla modernità.

Ieri il dileggio del tricolore, l’esposizione minacciosa del cappio in Parlamento, la minaccia del ricorso ai fucili per la risoluzione delle controversie politiche, oggi ancora le invettive sprezzanti contro gli extracomunitari, le risse in parlamento e un senatore leghista che si rivolge in aula al presidente Grasso insultandolo: “sei un infame” e “terrone di merda”. Sono tutte cadute del linguaggio a livello di gergo, intimidazione, beffa, cinismo. Degradazione della forma, ma anche naufragio del pensiero. Il tradimento di quell’idea di “civiltà” alla quale abbiamo ancorato la nostra storia, ma dalla quale oggi rischiamo di essere irrimediabilmente esclusi dalla barbarie leghista. Con la complicità colpevole della Destra italiana, ormai saldamente ancorata al Carroccio dell’invasore e sempre più subalterna.

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